Il Sole24Ore, domenica 5 luglio 2020
A tavola con Sabino Cassese è l’intervista firmata da Paolo Bricco e comparsa su Il Sole24Ore di domenica 5 luglio.
Realizzata in uno storico ed esclusivo ristorante ai Parioli, merita di essere letta con attenzione, nonostante presenti qualche asperità, per il rilievo che l’eminente giurista attribuisce al pensiero. “La questione che sembra adesso attanagliarlo – scrive Bricco – è l’assenza di pensiero e di strutturazione delle cose dell’Italia di oggi.”
Tra gli anni Settanta e Ottanta, il professor Cassese ha insegnato alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione di Roma, dunque sa quel che dice quando denuncia quella che a suo giudizio è la pecca principale della P.A. del nostro Paese: l’enorme arretratezza (“qui siamo a prima ancora del Taylorismo”) che stride fortemente con l’odierna fretta di adeguarsi all’uso dilagante dello smart-working. Uno strumento, quest’ultimo, presentato spesso come la panacea di quei mali che in realtà sono ancora lontani dall’essere diagnosticati (tra parentesi: le considerazioni del professore hanno scatenato, neanche a dirlo, una ridda di proteste e improperi sui social).
Ma lockdown e smart-working sono solo lo spunto per una riflessione più ampia sul potere, sui suoi limiti e le sue vicissitudini. Una riflessione a mio giudizio prossima a quel che Giacomo Contri ha scritto a più riprese nel suo Blog: “Non c’è potere che posto dall’iniziativa del singolo per la soddisfazione, e i Governi possono solo alimentarsene come delle tasse, con un prelievo che quando va bene non riesce (non dico che non deve) a superare il 5%”.
(Cfr: MANCANZA DI POTERE – Think! – 7 marzo 2016)
Cassese è persuaso che “la forma più raffinata di potere è nel pensiero”. A questo proposito, i lettori del sito della Società Amici del Pensiero lo ricorderanno anche come relatore, insieme a Giacomo Contri, al convegno su Diritto e amore, tenutosi a Patti (Messina) nel novembre 2018.
Mi riesce difficile credere che Cassese sia un “provinciale”, come lo tratteggia Bricco. “Sono quattro volte provinciale”, replica con un bel motto di spirito l’insigne studioso, enumerando i luoghi in cui è cresciuto e ha studiato. Per l’appunto: quando gli ambienti in cui si è vissuto sono più d’uno, è pressoché impossibile che la “testa” resti provinciale. Anche questo elemento, dunque, compone la libertà di giudizio di Sabino Cassese, peraltro giustamente messa in rilievo dall’intervistatore.
Glauco Maria Genga
🔸 Segnalato da Glauco Maria Genga, A tavola con Sabino Cassese, di Paolo Bricco, pubblicato su Il Sole 24Ore, 5 luglio 2020.
Views: 0
Società Amici del Pensiero Sigmund Freud L'albero si giudica dai frutti