L’articolo, segnalato da Sara Kajal, fa riferimento a un esperimento scolastico degli anni ’70 che documenta come l’incidenza di svariati disturbi di apprendimento crescesse allora parallelamente agli anni di frequenza scolastica dopo avere mostrato i primi segnali precocemente.
E come la possibilità di dire, offerta al singolo allievo, favorisse l’articolarsi del suo pensiero e la capacità di lavoro intellettuale invece di fissare i disturbi in una presunta causalità biologica. Notiamo a distanza di cinquant’anni la tendenza non è per niente mutata, semmai evoluta.
L’articolo mette a tema l’enorme occasione rappresentata dalla scuola per la costituzione della libertà di pensiero del singolo.
Enorme in due sensi:
1. come ambito di esperienza nella varietà di posti assumibili in una società istituita: dall’apprendere al prendere iniziativa, dal raccogliere proposte al dare il proprio apporto, dall’ascoltare al farsi sentire;
2. Ma anche e purtroppo come ambito in cui con l’andare degli anni scolastici gli apporti di ciascuno si fanno sempre più rigidi e ristretti e si cristallizzano i ruoli secondo disturbi o difficoltà specifiche o comportamenti di massa.
Società Amici del Pensiero Sigmund Freud L'albero si giudica dai frutti