A BREVE
  • PROLUSIONE SIMPOSIO 2026/2027: 24 OTTOBRE 2026

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Lettera ai Soci

Cari Amici,

Bentrovati dopo i due mesi di canicola che hanno messo a dura prova la capacità di muoversi e pensare di molti, come neanche il gelo è in grado di fare[1].

“Un uomo che ha domani”, il tema del prossimo anno, è stato scelto in continuità con quello dello scorso anno: “Il lavoro di civiltà”.

Come già sapete, il lavoro si baserà sulla Antologia di testi di Giacomo B. Contri a cura di Maria Delia Contri che sarà inviata a tutti i soci.

Vi anticipo alcuni pensieri.

Il tema proposto sfida il momento di incertezza che da circa cinque anni stiamo vivendo. Avremo un domani?

Fino a cinque anni fa, in Europa, la parola guerra ricordava ancora fatti del ‘900.

Il rischio annunciato del punto di non ritorno delle condizioni climatiche era ancora una battaglia politica di estremisti: penuria e costi di materie prime alimentari ed energetiche erano ancora una riflessione sulle cause e sugli effetti.

Nel frattempo, si sono affacciati all’orizzonte delle facoltà dell’uomo i cosiddetti umanoidi e l’intelligenza artificiale, quest’ultima senza neanche preannunciarsi al comune cittadino fruitore dei dispositivi elettronici di uso quotidiano.

Oggi, la realtà rimossa presenta il conto. Ci vuole “un uomo che ha domani” nel senso di un uomo che non perde la testa sui possibili domani cronologici con isterici “Aspettami, non vengo”. Occorre quello che Giacomo B. Contri definisce “un essere al lavoro”, anzi “io sono al lavoro” – io single – ma che, come egli osserva, non può essere risultato di un’esortazione: è una vocazione.

A presto,

Raffaella Colombo
Presidente Società Amici del Pensiero

P.S. Vi propongo un brano che, pur essendo successivo al saggio che dà il titolo al prossimo Simposio, nell’esporre la differenza tra “uomo vecchio” e “uomo nuovo” introduce al tema.

Il brano, di Giacomo B. Contri, è tratto da Ordine e sistema. Le interiora dell’uomo interiore. Conclusioni. In onore di Jacques Lacan. 25 giugno 2011. Corso 2010-11, “La perversione al bivio”. Il Tribunale Freud, (Anno V)[2].

«Il nostro è lavoro di secondo grado, […] progresso […] del processo dal primo grado al secondo grado tra l’uomo vecchio e l’uomo nuovo.

Il nostro secondo grado cerca di produrre – in questo caso come si dice presentare; io sto producendo davanti a voi questa esposizione: vi produco un prodotto – l’uomo vecchio.

[…] E poi l’uomo nuovo. Il nostro è un lavoro di uomo nuovo, di cui dirò tra breve appena comincerò a dire perché cito Jacques Lacan.

[…] Sistema vuol dire solo questo: l’uomo vecchio passa il tempo – lui lo fa passare – a fare sistema di se stesso e dato che uomo vecchio significa anche patologia, a fare sistema della patologia.

«Sono al lavoro”, ma è un lavoro di ordine – non richiede affatto un lavoro di ordinamento, come invece nella sistemazione –, è di tutto riposo. Il lavoro è nella produzione su materia dei pensieri stessi, trattati come materia prima, quindi fine della discussione antica fra la materia-materia e poi il pensiero “alto”, magari materia ma materia sottile; vi risparmio Lucrezio e tutti gli altri.

C’è materia prima quando, quale che sia la natura, la composizione di questa materia, possiamo farne un qualche cosa, cioè un prodotto. Per l’ordine non occorre un lavoro di ordinamento, è sufficiente un lavoro da partner affinché si produca del profitto, non occorre altro. Non riprendo tutto ciò che abbiamo sempre detto per dimostrare che questo non è affatto l’idea di “mano invisibile” di Adam Smith che dice: “Lavora per la tua cassa e fai l’interesse generale”; sono due completamente diversi.

Il lavoro di ordine che si produce per il solo fatto di lavorare da partner (è quello a cui verrò tra un momento) richiede non di fare qualche cosa di militare per questo ordinamento – ripeto è un lavoro di tutto riposo; non si milita neanche nel senso pacifico della parola militanza, parola che guarda caso è costruita con la parola soldato, milizia, miles, sembra niente. Un bel giorno mi sono accorto che non ero più d’accordo con un’espressione tipo la chiesa militante, poi arriva la chiesa trionfante che è soltanto l’esercito che ha vinto e che sfila –, ma richiede un solo requisito per la costituzione dell’ordine (ed è venuta bene la parola costituzione perché di costituzione si tratta): basta non avere l’obiezione di principio al partner. Ho già descritto le obiezioni di principio; tutte partono dall’obiezione di principio che c’è già nell’isteria e che io ho riassunto con la formula che l’isteria altro non è che la legge – vera legge morale kantiana –: “Tu aspettami, io non vengo”. Se solo usaste questa definizione per individuare l’isteria vi trovereste a chiedervi: ma dove non è l’isteria?

[…] Finale. Non è molto facile una conclusione facile nella sua formulazione. Qualcosa di caratteristico dell’amicizia del pensiero è la sua produttività in una società.

La produttività di una società sta nella società che si genera fra operai che peraltro sono tutti produttori.

La società di operai, società Amici del Pensiero risulta come prodotto dall’operare, cooperare cioè dal produrre e, ricordo, tanti anni fa quando passavo alcune estati in una zona ligure, ricca di vigne di proprietari individuali. Questi produttori di vino erano individuali: ciascuno aveva il suo pezzo, ma poi il vino lo portavano alla cantina sociale che naturalmente era diventata una società, è il prodotto che genera la società. La cantina sociale nasce così. La cantina sociale è quella che farà sì che, fin dall’inizio dell’operare, si opera per la cantina sociale; quindi, fin dalle prime mosse c’è società. È società, ma non è un gruppo di gente che si è messa insieme per fare delle cose, possono operare tutti individualmente: quante volte ho fatto apologia del single, dicendo che il vero singolo è uno che, per così dire, ha sempre di due un posto libero; è un organismo a due posti e senza obiezioni di principio all’altro, salvo che l’altro, un giorno, alla cantina sociale porti del vino che sa di aceto, ergo non si vende».
________________

[1] Segnalo Un normale Ferragosto di Apocalisse, l’articolo di Antonio Scurati su “Repubblica” del 15 agosto. È testimonianza, denuncia, richiesta autorevole di un cittadino a chi di competenza.
https://www.repubblica.it/cultura/2026/08/15/news/ferragosto_cambiamento_climatico_caldo_emergenza_po_ghiacciai_mare_antonio_scurati-425529235/

[2] https://societaamicidelpensiero.it/wp-content/uploads/110625SC_GBC1.pdf

Società Amici del Pensiero – Studium Cartello 2026
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