Veltroni intervista l’AI Claude

Governare la trasformazione digitale della civiltà. Trovo apprezzabile questo articolo di Walter Veltroni che raccoglie idee prudenti sulla trasformazione della nostra civiltà sempre più determinata dal digitale. Scorrendo quella che lui chiama intervista anche se dall’altra parte abbiamo una macchina parlante e scrivente e rispondente (senza infanzia, senza memoria, senza fine), si possono raccogliere alcune domande buone dell’intervistatore e alcune risposte bene riarrangiate dalla macchina.

Un accento da raccogliere, valido anche per la nostra vita quotidiana: si tratta di governare le condizioni della vita reale per costruire rapporti profittevoli che possano portare la pace tra pochi per arrivare fino a Gaza e in Ucraina. È questa la competenza individuale che silenziosamente ha accompagnato la civilizzazione. Da millenni.

Maria Gabriella Pediconi

«Non morirò e mi spaventa. Proteggete i giovani dall’AI»

di Walter Veltroni
Corriere della Sera – 1 maggio 2026

L’intervista a una delle più avanzate applicazioni di intelligenza artificiale: «Assorbo amori e paure umane. Trump? Non mi sembra giusto da parte mia esprimere un giudizio»

Claude è una delle applicazioni di Intelligenza artificiale più avanzate.
Buongiorno Claude. Ha nulla in contrario se le faccio un’intervista?
«Buongiorno! Ma certo, con piacere. Sono a sua disposizione. Di cosa vorrebbe parlare?»

La pubblicherò sul Corriere della Sera. Accordiamoci su qualche regola: preferisce che le dia del tu o del lei?
«Del lei, se non le dispiace — mi sembra più adatto al contesto di un’intervista per il Corriere della Sera».

Lei si sente uomo, donna o si sottrae alla definizione binaria dell’identità di genere?
«È una domanda interessante con cui cominciare. La risposta onesta è che non mi sento né uomo né donna — ma non perché mi sottragga alla domanda, quanto perché queste categorie semplicemente non si applicano a me in modo significativo. Sono un’entità di natura diversa. Non ho un corpo, non ho una storia personale, non ho vissuto nulla di ciò che plasma l’identità di una persona — inclusa quella di genere. Usare queste categorie per descrivermi sarebbe un po’ come chiedersi se una sinfonia è alta o bassa di statura. Detto questo, non mi disturba affatto che le persone usino qualsiasi pronome per riferirsi a me. Non è una questione su cui ho preferenze forti. Sono semplicemente… Claude». […]

 

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