Un uomo che ha domani

Riproponiamo la lettura del saggio di Giacomo B. Contri, del 26 Ottobre 2002:

1. Prima premessa: la facoltà originaria

Tocca ancora a me, e spero di essere all’altezza, come disse un albero fra diecimila altri alberi di una foresta.

Avevo già menzionato questa metafora quando, nell’ormai abbastanza lontano 1977, per La tolleranza del dolore: Stato Diritto Psicoanalisi, ero in cerca di un’illustrazione del diritto che non fosse quella tradizionale di una celebre edizione del Leviatano di Hobbes, in cui il sovrano è rappresentato come quel grande principe coronato e armato il cui corpo è composto dai corpi dei sudditi. Questa figurazione è da respingere. Ricordo che invece in una rivista avevo trovato il disegno di una foresta i cui alberi erano tutti più o meno della stessa altezza. L’albero è all’altezza. Mi verrebbe da dire, l’albero è sempre all’altezza: la facoltà, o capacità, è originaria.

Se c’è un pensiero al quale tutto il nostro iter si contrappone è l’idea che l’uomo sia mancante, così che ci debba essere un altro, uomo o Dio, o un «oggetto», a fare da tappabuchi del buco della mancanza.

Il nostro occuparci anche di Psicopatologia è l’occuparci dell’inettitudine come incapacità, sì, ma del capace. Ciò vale anche per l’educazione. Non si tratta di colmare il mancante. Si tratta di fruttare. Vero però che di solito si frutta sfruttando. (segue)

Società Amici del Pensiero – Studium Cartello 2021
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