Pubblicato su VITA Magazine, 21 Settembre 2001
Commento di Giacomo B. Contri
Il terrorismo (ogni terrorismo: privato, di Stato, organizzato) è il non-rapporto militato – o distruzione del pensiero che noi chiamiamo “di natura”, o odio logico cioè per il pensiero, o obiezione di principio – che passa all’azione. C’è dunque motivo per vigilare sul non-rapporto militato (“patologia”) quando non passa ancora all’azione: fin qui potrebbe indossare una sembianza correct (la “formazione reattiva” di Freud). È stato buono che una persona, in una seduta la sera stessa della distruzione negli Stati, se ne sia accorta, ossia non abbia scisso l”accaduto mondiale dall’individuo. Come psicoanalisti abbiamo un lavoro e pensiero che già nell’individuo diagnostica lo stato di guerra civile prima che questa diventi realtà comune. Perché è lavoro e pensiero di pace. Il terrorismo, anche il più privato, risistematizza per il mondo – interattivamente: bella parola di oggi! – il non-rapporto: “taglia corto”, “semplifica”, “non ha tempo da perdere”. Fine della politica, del compromesso, di ogni rapporto: “Azione!”. E il terrorismo individuale e inapparente è già azione pubblica. È stato scritto che “la guerra non ha tempo da perdere”. Qui è saltato un passaggio: è l’odio per il rapporto o il pensiero a non avere tempo per nessuno, perché né dà né prende tempo, e il tempo che c’è lo toglie o lo perde: allora passa il tempo (perso) alla guerra, quella più guerra di tutte, la guerra civile, oggi globale. In fondo “Dio” ha questo di interessante: si prende e dà tutto il tempo. In ciò uno psicoanalista è a immagine e somiglianza di Dio (Freud lo sapeva). Che si creda o no in “Dio” (anche diversamente chiamato), ciò è insindacabile. Che si rinneghi il Padre (eventualmente anche in “Dio”) è il principio del terrorismo, esercitato sul legame sociale a ogni livello. “Padre” è il nome del pensiero favorevole (che noi chiamiamo “pensiero di natura”). Non ci sono guerre di religione: sono tutte guerre di pensiero. E la parola “pensiero” è la più vicina alla parola “politica”. Non è vero, come è stato detto, che niente è più come prima: è che tutto è troppo come prima.
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