Articolo del 1 Marzo 2022
di Teresa Simeone
Benché non ci sia un modo per eliminare la guerra dall’orizzonte umano, è tuttavia disperante arrendersi all’ineluttabilità del male. Un’analisi che parte dal carteggio del 1933 tra Sigmund Freud e Albert Einstein intitolato, proprio, “Perché la guerra?”.
Nel 1932 la Società delle Nazioni invita l’Istituto Internazionale per la Cooperazione Intellettuale a un confronto aperto ai più importanti esponenti del mondo culturale del tempo: vi partecipano, tra gli altri, Johan Huizinga, Aldous Huxley, Julien Benda, Johan Bojer, Tsai Yuan Pei. Il carteggio più noto è quello, pubblicato un anno dopo col titolo Perché la guerra?, tra Sigmund Freud e Albert Einstein.
Freud già si era espresso nel dicembre del 1914 in una lettera all’olandese Van Eeden, in cui aveva ribadito come la Psiconalisi fosse giunta alla conclusione che “gli impulsi primitivi, selvaggi e malvagi dell’umanità non sono scomparsi ma continuano ad esistere, sebbene allo stato represso, nell’inconscio degli individui”, pronti a riemergere alla prima occasione. Il nostro intelletto, continuava, è debole, gingillo e strumento delle nostre emozioni, e noi stessi siamo obbligati ad agire “intelligentemente o stupidamente”, a seconda del volere e delle resistenze esterne. Ed ecco “le crudeltà e le ingiustizie, di cui si rendono responsabili le nazioni più civili, la malafede con cui esse giudicano le proprie menzogne, le proprie iniquità e quelle dei propri nemici”, e l’impossibilità per tutti di avere un giudizio sereno e veramente libero. … (segue)
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Società Amici del Pensiero Sigmund Freud L'albero si giudica dai frutti