Fa discutere e conquista la figura di Vincenzo Muccioli e la creazione di un luogo chiamato “comunità”, ma la tossicodipendenza rimane una questione sospesa.
Muccioli, malgrado non avesse nessuna competenza tecnica e tanto meno nessun attestato che comprovasse una qualche legittimità ad operare in quel campo, ha dato inizio ad un’impresa che non ha pari in Europa. Imprenditore lo era già e ha proseguito su quella strada, investendo con tutta la forza che disponeva per strappare quei giovani dalle loro dipendenze distruttive, costruendo anche attività economiche di successo con loro. Tutto ciò potrebbe essere già di per sé il successo di Muccioli e della sua impresa, che vive e prospera tutt’ora.
Le contraddizioni, i metodi discutibili, gli eccessi usati per il trattamento dei tossicodipendenti, ben raccontati nel documentario “San-Pa”, sono il derivato di una certa esaltazione salvifica dei tossicodipendenti, tipica della cultura di quegli anni. La volontà di riuscita superava la complessità della realtà delle tossicodipendenze.
Non escludo che il soggetto tossicomane parta dalla pretesa di essere salvato dall’altro, proprio perché egli stesso si è già esautorato nella propria competenza individuale, cioè nella possibilità di pensare una qualche forma di riuscita. (segue)
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