S. Romani, Ho così conosciuto la psicoanalisi. In Memoria di Giacomo Contri

Alla fine degli anni ’90 mi sono mosso per conoscere meglio il pensiero di Giacomo B. Contri che avevo avuto modo di incontrare per mezzo di alcuni suoi Amici.

Mi hanno sorpreso per la loro unicità: 1) l’uomo non è mosso dall’istinto ma da una legge – in occasione del suo 80esimo ho già avuto modo di sottolineare l’importanza di questa sua tesi – e 2) il distinguere tecnicamente tre specie di confessioni.

Scriveva nel maggio 2001 (vedi e-book ENCICLOPEDIA):

«Ci sono più specie di confessione: distinguerle è decisivo per la realtà di ciascuna, pena vederle affondare insieme nella nera palude incapacitante (quanto a intendere e volere). […] Nella storia sono apparse tre forme di confessione: 1° la confessione giudiziaria, 2° la confessione sacramentale, 3° la confessione psicoanalitica. In tutti i tre casi si tratta di “peccati attuali” o delitti. Nella prima e nella seconda – da ben distinguere concettualmente – uno confessa i propri peccati, eventualmente in associazione per delinquere con altri; nella terza uno confessa le conseguenze in lui dei peccati di un altro (è il concetto di “trauma”, risultante da una menzogna che esautora l’intelletto, anzitutto del bambino). Sono stato io a introdurre questa distinzione, ed è notevole la nitidezza e il rinforzo che ne risulta a vantaggio della confessione sacramentale.»

Ho imparato da lui – mio analista, maestro e amico del pensiero – ad essere un «praticante quotidiano, molte volte al giorno, della confessione psicoanalitica»: a prestare cioè il mio orecchio all’ascolto degli inganni subiti dai miei pazienti sin dall’infanzia, per attribuirli finalmente ai giusti imputati e correggere così i loro pensieri, tornando cioè capaci di giudicare se la mancata soddisfazione sia imputabile al mancato apporto dell’Altro oppure alla propria incapacità di avvalersene. Introduco un altro concetto che nella mia formazione è risultato nuovo: 3) l’imputabilità dei propri atti.

Se da un lato è vero che «nasciamo sani, ma veniamo ammalati» dall’altro la possibilità di uscire da questa empasse ci è offerta dalla relazione analitica, che non è altro che «trattamento dell’amore».

02 marzo ’22

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