Articolo del 9 marzo 2022
di Roberto Esposito
Nonostante tutti i possibili paralleli, un abisso separa la crisi pandemica da quella della guerra in corso. Certo, entrambe ci hanno colto di sorpresa. Entrambe ci lasciano in eredità un mondo radicalmente cambiato. Entrambe rischiano di produrre un collasso economico e mutano le forme della comunicazione mediatica. Ma i protagonisti delle due crisi restano profondamente diversi. Non parlo dei protagonisti in campo – del virus in un caso, della Russia e dell’Ucraina nell’altro – ma degli orizzonti da cui provengono. Degli abissi da cui emergono. Nel primo caso dal regno della Natura, nel secondo dal mondo della Storia. Entrambe, Natura e Storia, hanno a che fare con la Vita e con la Morte, ma in maniera diversa. La prima, la Natura attraversa la vita dall’interno e dall’interno la conduce, prima o poi, alla morte. La Storia la insidia dall’esterno, con i suoi conflitti, ma le consente anche di rispondere, di reagire, appunto storicamente. Queste sono le potenze – Natura e Storia – con cui da tempo abbiamo ripreso a fare i conti e sempre di più dobbiamo farli. Ma consapevoli della loro radicale differenza. E che vanno affrontate con strumenti del tutto diversi.
Nel primo caso con quelli della scienza e della tecnica. Nel secondo con quelli della politica. Ovviamente i linguaggi, come i problemi, s’intrecciano in maniera insolubile. Anche la pandemia solleva questioni politiche e giuridiche non irrilevanti. Ma si è presto capito che trattare la crisi pandemica con il lessico della politica non avrebbe portato lontano. Anzi rischiava di confondere le acque, come è puntualmente accaduto. Tutto il contrario oggi, con la guerra in corso, che richiede un sovrappiù di politica, rispetto a quella finora messa in campo. Che, dopo la sua pretesa fine, la Storia tornasse a inquietare la vita, lo si era capito da tempo. Dopo la caduta del Muro di Berlino, che sembrava imbrigliare nella nuova rete globale le potenze negative del Novecento, già l’11 settembre 2001 dava il primo acuto grido d’allarme. Già allora la belle époque della globalizzazione lasciava il terreno a una crisi verticale del globalismo, con il risveglio degli appetiti nazionali. Ma oggi, con il ritorno della Russia imperiale e il riarmo della Germania, il Novecento torna a bussare con violenza alle nostre porte, con tutti i problemi lasciati irrisolti. Si sa che il postino suona sempre due volte e che la seconda è peggiore della prima. … (segue)
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