R. De Monticelli, La politica è l’arte di resistere alla guerra senza limiti

Se i “miti erediteranno” la terra è perché non producono danno. Non per altruismo, ma perché riconoscono che beneficio e soddisfazione si ottegnono per mezzo del lavoro dell’altro e non per opposizione al lavoro dell’altro. Come Kelsen e Freud avevano già individuato con chiarezza, non c’è nulla che si opponga al lavoro dell’altro come la guerra.

Luca Flabbi

Dall’articolo di Roberta De Monticelli, Domani, 7 Giugno 2023

La verità è che la guerra è un assassinio di massa, la più grande disgrazia della nostra civiltà; e che garantire la pace mondiale deve essere il nostro principale obiettivo politico, un obiettivo che viene molto prima della scelta fra democrazia e dittatura, o tra capitalismo e socialismo. Non esiste, infatti, la possibilità di un sostanziale progresso sociale finché non sia istituita un’organizzazione internazionale tale da impedire effettivamente la guerra tra le nazioni della terra» (Hans Kelsen 1944, La pace attraverso il diritto).

Sembra facciano eco a queste – un’eco amarissima – le parole di Domenico Quirico (La Stampa, 6 giugno), che, commentando la brutale dichiarazione di Danilov, il segretario del consiglio di sicurezza ucraino, secondo il quale per Kiev il rischio del ricorso all’atomica da parte dei russi non ha alcun significato, ci avverte: «[…] Il diritto internazionale, purtroppo, non ha mai impedito o imposto limiti ad alcuna guerra… A limitare il ricorso alla guerra tra i Grandi, nella seconda metà del Novecento, è stata soltanto la reciproca paura di annientamento, sintetizzata nella parola deterrenza atomica».

Ma la deterrenza, come dimostra lo sciagurato commento di Danilov, non funziona più. Non importa agli uni; ma agli altri, avverte Quirico, importerà ancor meno. […] Chiunque può vedere oggi in atto la riconfigurazione del globo in una feroce e primitiva corsa alla formazione di nuovi blocchi di potenza e volontà di dominio […] E allora riesce davvero incomprensibile che così poche siano le voci a levarsi nel dibattito pubblico, per gridare No! Fermatevi! Non si parla solo per ottenere risultati. Si parla perché tacere o rimuovere il vero è un crimine che noi – i più, che non decidiamo nulla – abbiamo almeno il potere di non commettere. […] Chi avrà gridato no avrà conservato ai posteri un pezzetto di umanità da cui ricominciare. […]

Ed ecco un punto in favore di Kelsen: non è vero che il diritto internazionale non ha mai impedito alcuna guerra. Dipende da come è fatto. Perché nessuno più di Kelsen è lontano da un idealismo ebbro: parte dall’assunto che la guerra non è il mezzo né il fine della politica ma è il suo presupposto. La politica non è la continuazione della guerra con altri mezzi, ma il lavoro per estinguerla.  (segue)

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