“Il corpo naturale – scrive Giacomo B. Contri – è preso e restituito dall’Altro come corpo pulsionale. Il soggetto ne sarà determinato a «vita nuova» come storia di leggi riuscite o mancate. Questo corpo ne sarà tanto obligé che – fin che dura, e ciò che tra poco vedremo sarà appunto quando si désobligera – si esprimerà in quella che è giustamente stata chiamata domanda d’amore”[1].
Abbiamo ritenuto quest’anno di dedicare il Simposio al tema del giudizio per il suo nesso col tema della legalità pulsionale.
“Lo studio del giudizio – scrive Freud – ci consente di penetrare, forse per la prima volta, nella genesi di una funzione intellettuale a partire dal giuoco dei moti pulsionali primari. Il giudicare rappresenta l’ulteriore e funzionale sviluppo dell’inclusione nell’Io o dell’espulsione dall’Io, che in origine avvenivano secondo il principio di piacere”[2].
“Espresso nel linguaggio dei più antichi moti pulsionali orali: questo lo voglio mangiare o lo voglio sputare e, in una versione successiva: questo lo voglio introdurre in me e questo escluderlo da me. Cioè: questo ha da essere dentro di me o fuori di me”[3].
Ma Freud si trova, per così dire, costretto, fin da Pulsioni e loro destini, del 1915, ad ammettere una “polarità”, una “antitesi” “fra due gruppi di pulsioni”, Eros che mira all’ “unificazione” della realtà in quanto fonte di piacere e una “pulsione di distruzione”[4], o di morte, che espelle la realtà fonte di dispiacere.
Si viene così a creare un conflitto, scrive Freud nel 1938, tale da produrre una vera e propria scissione dell’Io, “una lacerazione dell’Io che non si cicatrizzerà mai più, che anzi si approfondirà col passare del tempo. Le reazioni antitetiche al conflitto permarranno entrambe come nucleo di una scissione dell’Io”[5].
“Dobbiamo confessare che ci è molto più difficile cogliere quest’ultima, in un certo senso la indoviniamo soltanto nello sfondo, dietro l’Eros, e addirittura ci sfugge se non si svela frammischiandosi ad esso. Nel sadismo, dove la pulsione di morte storce al suo significato la meta erotica pur soddisfacendo completamente il desiderio sessuale, noi riusciamo a discernere nel modo più chiaro la sua natura e la sua relazione con l’Eros. Ma anche dove essa fa la sua comparsa senza alcuna mira sessuale, anche nel più cieco furore distruttivo, non si può misconoscere che al soddisfacimento della pulsione di morte si riallaccia un godimento narcisistico elevatissimo, poiché essa offre all’Io l’appagamento dei suoi antichi desideri d’onnipotenza”[6].
La relazione della Pulsione di morte con l’Eros, con il soddisfacimento pulsionale, resta, anche in Freud, un tema cruciale.
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[1] G.B. Contri, Leggi. Ambiti e ragione dell’inconscio, Jaca Book, Milano 1989, p. 38.
[2] S. Freud, La negazione, 1925, OSF, vol. 10, pp. 200-201.
[3] Ivi, p. 199.
[4] Ivi, p. 201.
[5] S. Freud, La scissione dell’Io nel processo di difesa, 1938, OSF, vol 11, p. 558.
[6] S. Freud, Il disagio della civiltà, 1929, OSF, vol 10, p. 608.
Società Amici del Pensiero Sigmund Freud L'albero si giudica dai frutti