G. Trivelloni, L’AI non è un Chi normativo. …anche se avesse coscienza (kantiana)

La lunga e articolata intervista a Paolo Benanti[1] È l’era del sintetico. Restiamo umani apparsa sul Corriere della sera del 20 marzo 2025 ruota attorno alla beneaugurante questione di quale normatività possa garantire la libertà individuale e la democrazia nell’era pervasiva dell’AI.

Citando Amleto «il tempo è fuori cardine»: c’è caos e disagio dopo che ad Amleto hanno ucciso il padre e deve ripristinare l’ordine. È accaduto cioè qualcosa per cui sapersi muovere senza brancolare nell’angoscia e nella rimozione diventa una opportunità di chiamata in giudizio non procrastinabile.

Dice Benanti: «Il problema oggi è ridare valore alla normatività», riconoscendo che la normatività sorta con la morale kantiana fino ad Eichmann – il gerarca nazista che al processo di Gerusalemme del 1961 si difese definendosi kantiano -, ha manifestato il suo limite. Un passo avanti coraggioso nel riconoscere che il kantismo non può essere la soluzione. Ma quell’assetto normativo è sorto dalla separazione tra morale e diritto a istituzione individuale.

Benanti, citando Renè Girard, riconosce l’esistenza di una sovranità individuale considerandola però la matrice della rovinosa distinzione tra salvati e sommersi che porta al destino di «una dannazione globale come modello economico. Chi ha successo ha la grazia, chi non ce l’ha può solo essere sommerso, escluso, eliminato». La sovranità individuale sarebbe solo dei predestinati, degli eletti, così da procrastinare l’eternità perversa tra chi può e chi non può. Da qui Benanti si augura una sorta di «brain helmet, un caschetto per il cervello che aiuti a difendersi e a pensare oltre» per «resistere alla pervasiva insistenza dell’algoritmo».

Ricordando Hannah Arendt: «il suddito ideale di un regime autoritario è l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso, non esiste più». Così l’AI ci ha condotti ad un nuovo ordine ontologico del “sintetico”, in cui la tecnologia artificiale asseconda il naturale fino a imitarlo perfettamente e rendendosi indistinguibile da esso. L’AI è una ontologia di enti disponibili e Benanti trova in questa ontologia dell’ente “sintetico” la datità da cui partire per scoprire il bisogno di una norma che non può essere (solo) statuale. L’AI sta costringendo a riscoprire la questione normativa non più come esclusiva competenza di questo secondo diritto (come il ‘900 aveva imposto), e senza che sia, ancor meno, di competenza della stessa AI seppur dotata di coscienza.

Il pensiero non si muove nel vuoto o a partire da uno spazio mentale presupposto, ma lavora sempre in condizioni date. Viene inibito se lo si induce a credere che tali condizioni date implichino anche sottomissione senza giudizio; mentendo sul loro essere state poste da qualcuno, così da mentire, con la conseguente loro inaccessibilità alla libertà individuale, anche sugli scopi di quelle condizioni date.

Occorre il pensiero di una norma che non provenga esclusivamente dall’esterno. Accettando però il conseguente crollo del costrutto mistico che mantiene un vuoto su quale sia la fonte normativa. Il potere lo diamo noi a chi o cosa ci rappresentiamo l’abbia.

Il pensiero – se non individuale di chi altro? -, pensa leggi che pongono in essere rapporti istituenti legami sociali. Raccogliamo allora la questione posta da Padre Benanti: chi sarebbe il titolare, ovvero la fonte di questa normatività? E quale legge per quali rapporti?

_______________
[1] Teologo, studioso di bioetica e di etica delle tecnologie in verso particolare l’impatto del digitale sulla società, Paolo Benanti (Roma, 1973), francescano, insegna nella facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana, a Roma. Consigliere di papa Francesco sui temi dell’IA, fa parte — unico italiano — del comitato sull’intelligenza artificiale delle Nazioni Unite e nel gennaio 2024 è stato nominato presidente della commissione sull’IA della presidenza del Consiglio.

ARTICOLO INTEGRALE

Views: 118

Download File

FileDimensione del file
pdf Benanti presentazione intervista428 KB
Condividi