1. INTRODUZIONE
La parola ossessione è entrata nel linguaggio pubblicitario già da alcuni anni. Ricordo un enorme manifesto nei pressi della mia abitazione, che reclamizzava una nota marca di scarpe di lusso. Vi erano raffigurate una scarpa maschile, elegantissima e una piccola spazzola, con la scritta: «Abbiamo cura della tua ossessione». Era, a ben vedere, una pubblicità ingannevole: non è vero che l’ossessivo sia pulito. Ecco un inizio in medias res. Avere cura di un oggetto o di una persona è una cosa, farne un’ossessione è l’opposto: si rischia di non averne cura per niente. Il soggetto ossessivo non è affatto ordinato, è un errore pensarlo. Può capitare che qualcuno non voglia servirsi dei bagni pubblici, adducendo ragioni igieniche, e al tempo stesso trascuri il bagno di casa propria: cosa non simpatica se un ospite si trova ad usare quel bagno.
Rileggere Freud permette di scoprire ogni volta qualcosa di nuovo: basta leggerlo e lasciarsi sorprendere. Ciò vale anche per il resoconto clinico di questo caso. L’uomo dei topi è un caso, non è un tipo psicologico. Per cogliere la differenza, e con essa cogliere quel che accade in quel trattamento, dobbiamo uscire dal luogo comune secondo cui un paziente ossessivo sarebbe tipicamente noioso: il solito paziente ossessivo! … (segue)
2024 © Società Amici del Pensiero – Studium Cartello.
Vietata la riproduzione anche parziale del presente testo con qualsiasi mezzo e per qualsiasi fine senza previa autorizzazione del proprietario del Copyright
| Scheda documento | |
| Nome file: | 240316SEM_GG2 |
| Data documento: | 16/03/2024 |
| Titolo: | Note sul caso clinico dell’uomo dei topi |
| Autore/i: | Glauco Maria Genga |
| Descrizione: | Trascrizione dell’intervento alla seduta del Seminario |
| Organizzatore: | Società amici del pensiero |
| Sezione archivio: | Seminario 2023/2024 – «Psicopatologia come giurisprudenza» |
| Contesto: | Seduta del 16 marzo 2024 |
| Lemmi: | Caso, Coazione, Freud Sigmund, Giacomo B. Contri, Ossessione |
Views: 79
Società Amici del Pensiero Sigmund Freud L'albero si giudica dai frutti