Pubblicato in The New York Times dell’1/09/2026
Una guerra mondiale non è inevitabile, ma la minaccia di un conflitto catastrofico tra grandi potenze ben armate è più vicina di quanto non lo sia stata per decenni.
Come gli abitanti di Orano di Camus, siamo comprensibilmente restii a riconoscere quanto il mondo sia cambiato. I problemi sono spinosi, complessi e noiosi, ed è più facile distogliere lo sguardo. Così andiamo in vacanza sulle spiagge mentre gli incendi imperversano; chiediamo all’intelligenza artificiale come addestrare un cucciolo, come scrivere quella lettera, insomma, come pensare al posto nostro. Speriamo che le guerre finiscano, che i punti di riferimento, le istituzioni e le alleanze vengano ricostruiti e che il mondo, così come lo conosciamo, si riprenda e sopravviva.
Ma una nuova realtà è arrivata con una velocità sorprendente. L’ordine mondiale che ha retto per gran parte della nostra vita ha cominciato a sgretolarsi quando coloro che ne facevano parte si sono adagiati sugli allori e si sono mostrati troppo compiacenti, e quando c’è stata troppa accettazione – persino approvazione – di comportamenti scorretti.
Siamo giunti in una nuova era di disordine. Dobbiamo prepararci, a cominciare dall’essere onesti sulla gravità del momento che stiamo vivendo e dall’accettare che il nostro fragile sistema sta vacillando. Che i Paesi si stanno già adattando, nel bene e nel male. E che qualsiasi futuro di cooperazione dovrà essere diverso. […]
Società Amici del Pensiero Sigmund Freud L'albero si giudica dai frutti