M. G. Pediconi, Giacomo B. Contri all’inizio di Letture freudiane con il pensiero di natura

Ho conosciuto Giacomo Contri 35 anni fa.

Dapprima sulle pagine de Il Sabato. Sintetizzavo i suoi articoli, brevi e pungenti, per una radio popolare: incuriosita, ogni settimana mi portavo a casa qualcosa.

Poi, a gennaio 1989, l’ho sentito e visto parlare a Courmayeur ad un seminario residenziale dell’ISTRA intitolato “1905 e dintorni”. Non parlava di Freud, faceva parlare Freud. Il mio giudizio cominciava a configurarsi.

A settembre di quello stesso anno, un gradito invito mi portò a cominciare la mia spola Urbino-Milano: è rimasta in piedi fino a oggi. Per la prima volta alcuni – pochi – venivano ammessi come uditori al seminario di Lavoro Psicoanalitico. Ne fui onorata. Un contesto che non mirava alla divulgazione della psicoanalisi e della scienza, piuttosto mirava ad essere un laboratorio fattivo tanto della psicoanalisi quanto della scienza! Capivo poco per volta, ma ero entusiasta di quella forma di lavoro.

Poi l’analisi, i viaggi, i libri di SIC, i seminari, le Letture freudiane, la supervisione, il Direttivo, le conversazioni telefoniche, le scoperte, i pranzi a Venezia, le cene, gli aperitivi degli ultimi mesi. Trentacinque anni di privilegio e confidenza intellettuale.

All’inizio di Letture freudiane con il pensiero di natura.

Era un sabato di lavoro milanese di sedici anni fa. Pausa caffè in un bar nei pressi della fermata Missori. Scambiamo idee su un seminario che sarebbe potuto partire, non a Milano questa volta, ma a Urbino. Gli dico che ci sto lavorando con alcuni: ogni volta potremmo scegliere un lemma e partire dalla lettura di un testo freudiano, avendo come pietra angolare il pensiero di natura. Propongo il titolo: Letture freudiane con il pensiero di natura. Piace a entrambi. Poi Contri aggiunge un sottotitolo: “Questioni controverse”. Porta in evidenza la constatazione che i lemmi freudiani sono diventati controversi, sia nella psicoanalisi che nella cultura, e come tali vanno esplorati e risolti. Ha lavorato così Giacomo Contri: per aggiunte! Raccoglieva e aggiungeva.

Carta e penna.

Mi piace ricordarlo con carta e penna, mentre annota. Lo abbiamo visto tutti, seduto in prima fila oppure in cattedra. Annotava nuovi nessi. Annotava domande.

Operaio del pensiero: annotava il profitto e costruiva il tesoro. E lo metteva a disposizione. Non era mai scontato, mai già tutto detto, fatto, scoperto. Ogni volta Contri stesso poteva guadagnare qualcosa. Ogni volta abbiamo guadagnato qualcosa. Ora tocca a noi.

Urbino, 18 febbraio 2022

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