Verso una democrazia decidente ?
27/04/2024
IL PERICOLO DI UNA REGRESSIONE DEMOCRATICA
Non c’è solo una ragione identitaria nell’espulsione della parola “antifascismo” dal vocabolario della presidente del Consiglio. Così come non sono gaffes estemporanee le sortite del presidente del Senato sul mito fondativo della Carta.
La destra postfascista si rifiuta di riconoscere l’antifascismo non soltanto perché resta fedele alla propria radice politica ma anche perché sulla Resistenza si fonda la Repubblica democratica che i nostri governanti vogliono cambiare.
È sulle fondamenta che lavorano come tarli i propugnatori di una “democrazia decidente”, gli aspiranti rifondatori dello Stato italiano determinati a ridisegnare l’architettura progettata dai padri costituenti.
I propagandisti in pubblico confondono le acque: ma che importa agli italiani di fascismo e antifascismo? Importa moltissimo. È dalla lettura delle vicende storiche che dalla dittatura portarono all’Assemblea Costituente che dipende l’idea del paese che vogliamo.
Il presidenzialismo passa anche di qua. Insieme a una diversa concezione della democrazia e dei diritti, della libertà d’informazione, dell’equilibrio di pesi e contrappesi.
L’INQUALIFICABILE CENSURA MELONIANA. E UNA MODESTA PROPOSTA PER COMBATTERLA
26/04/2024
Continua la marcia ex-neo-post-filo-parafascista sulle istituzioni pubbliche. Il caso Scurati conferma l’irrefrenabile pulsione di Giorgia Meloni e dei suoi camerati di Colle Oppio a voler tappare la bocca di ogni voce scomoda per i loro disegni di regime, e a cancellare l’antifascismo come realtà storica da cui scaturisce la Costituzione repubblicana. È tempo di passare dalle parole ai fatti, rendendo l’indignazione più tangibile (Paolo Flores d’Arcais).
SCURATI, QUELLA CENSURA È UNA FERITA EUROPEA
di Maurizio Molinari
26/04/2024
L’intervista a Scurati e l’editoriale di Molinari appaiono su tutti i giornali del gruppo “Leading European Newspaper Alliance” (Lena): Die Welt (Germania), El País (Spagna), Gazeta Wyborcza (Polonia), Le Figaro (Francia), Tribune de Genève (Svizzera) e Le Soir (Belgio).
“Basta chiedere alla destra di abiurare”
25/04/2024
LA FINE DEL FASCISMO BASE PER LA DEMOCRAZIA
Così dice Meloni. La parola che Meloni non può pronunciare, il suo vero tabù, non è antifascismo, è “Costituzione”, come forma giuridica di un legame sociale democratico, che unifica gli individui come cittadini, e non nell’immediatezza dell’identificazione a un capo, al potere di uno solo al comando della forma fascista.
Dice Sergio Mattarella: “Il 25 aprile fonda la Carta. Doverosa unità popolare sull’antifascimo”.
“Basta chiedere alla destra di abiurare”, scrive Massimo Cacciari su La stampa del 26 aprile.
IL FANTASMA FASCISTA
25/04/2024
LA SFIDA È DIFENDERE LA DISCONTINUITÀ DELLA COSTITUZIONE
Ma spetta a ciascuno l’elaborazione di una Prima Costituzione individuale a difesa dalla deriva autoritaria del proprio pensiero, della propria azione e del proprio giudizio nei rapporti coi propri altri.
E’ una tentazione con cui tutti abbiamo dovuto, e dobbiamo, fare i conti.
L’ORDINE UNIVERSALE NELL’ANIMA NAZISTA, NEL’ANIMA FASCISTA
24/04/2024
In fondo, dice George Mosse, studioso del nazismo. il nazismo non ha propriamente inventato niente. Anche Mussolini dichiarava: il fascismo non l’ho inventato io, l’ ho tirato fuori dall’anima degli italiani.
Non capiamo il nazismo, dice George Mosse, se non consideriamo la pedagogia nazionale accuratamente costruite da due registi, il Ministro della Propaganda Joseph Goebbels e l’architetto del Reich Albert Speer che non hanno fatto che sistematizzare in una pedagogia nazionale miti liturgie tradizioni-aditudini, pregiudizi, cui i tedeschi erano sottomessi, esasperandone il rapporto col capo non come legislatore ma come ideale cui identificarsi, cui sottomettersi.
Il suo corpo era la perfetta incarnazione di una cultura del politico come istanza di comando. E’ un caso di incarnazione dell’ideale, di produzione di un uomo nuovo, perfetto esecutore di comandi.
Una forma di legame sociale che ripromulga la società in odio al pensiero e al giudizio individuale, che deve venire rimosso, censurato, e alla fin fine sterminato. Effetto strutturale, non secondario, di una religione della violenza.
MORTE AGLI EBREI !
23/04/2024
George Mosse (1918-1999), tedesco naturalizzato statunitense, nato in una famiglia ebrea della grande borghesia» tedesca, molto ricca e proprietaria di un impero editoriale, autore de La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania (1812-1933), pubblicato nel 1974 e considerato un best seller tra gli studi sul nazismo, racconta un episodio della sua adolescenza che rimase per lui sempre istruttivo:
a quattordici anni, nel 1932, aveva partecipato ad un comizio di Hitler a Berlino e anche lui, come tutti gli altri, aveva gridato, affascinato,”trascinato” dalle parole del Führer , “morte agli ebrei ! ”.
Meloni, né fascista né antifascista, afascista
23/04/2024
UN QUARTO DEL PAESE STRIZZA ANCORA L’OCCHIO ALLE IDEE DEL FASCISMO
Il 50 per cento degli italiani ritiene anacronistico parlare di fascismo e il 35 per cento pensa che il fascismo abbia fatto anche delle cose buone. Addirittura il 9 per cento degli italiani vorrebbe un leader forte che non debba preoccuparsi del Parlamento e delle elezioni (Enzo Risso).
Credenti In un legame sociale e politico di masse di individui affascinati e trascinati dall’ideale di un Führer con cui si identificano, alleggeriti del proprio pensiero e del proprio giudizio. Questa l’anima di fascismo e nazismo, scrive George Mosse.
Cecità logica: un legame che deve restare rimosso, censurato. Ma, prima o poi, scorrerà il sangue !
Un tacon peso del buso
21/04/2024
MELONI PUBBLICA SUI SUOI SOCIAL IL TESTO DI SCURATI
Sinverguenza. La censura della censura.
Ce lo spiega bene Freud: quando si censura, si rimuove, un’esperienza, poi bisogna rimuovere l’atto censorio.
SERENA BORTONE LEGGE IL MONOLOGO DI ANTONIO SCURATI SUL 25 APRILE
21/04/2024
All’inizio del programma “Che sarà”, in onda su Rai 3, Serena Bortone ha letto il monologo di Antonio Scurati sul 25 Aprile che lo stesso scrittore avrebbe dovuto recitare stasera in trasmissione. La partecipazione di Scurati è stata annullata a meno di 24 ore dalla messa in onda.
Lo scrittore interverrà domenica a “La Repubblica delle Idee”
LA SCELTA DI ISRAELE, FARSI AMARE O FARSI TEMERE
21/04/2024
ODERINT DUM METUANT. ODINO, PURCHÉ TEMANO (CALIGOLA ? 37-41 d. C.)
“AMA IL TUO NEMICO” UN’ALTERNATIVA POLITICA, ECONOMICA, GIURIDICA, LIBERALE, DEMOCRATICA?
Da una parte ha sempre aspirato ad essere amato in Occidente, dall’altra temuto in Medio Oriente.
Si discute da sempre della doppia anima di Israele: uno stato concepito nel segno delle democrazie occidentali, ma innestato su una identità storica dai lineamenti mediorientali per geografia, lingua e connotati sociali. Tuttavia, forse non si è riflettuto abbastanza su come i paradossi di questa duplice natura abbiano condizionato la storia del Paese, fino a diventare oggi un tratto determinante della crisi che sta vivendo.
L’aspetto più inconciliabile di questa dicotomia sembra essere proprio l’atteggiamento con cui Israele si affaccia a questi due mondi. Da una parte ha sempre aspirato ad essere amato in Occidente, dove si trovano i suoi alleati e la maggior parte dei 15 milioni di ebrei sul Pianeta.
Allo stesso tempo, ha la necessità di essere temuto da quel Medio Oriente in cui si annidano i suoi nemici più feroci. Due aspirazioni che nel tempo si sono condensate in una dottrina capace di far oscillare lo Stato ora da un lato, ora dall’altro. Un consuntivo a “somma zero” di scelte di segno opposto, ma che finora ha permesso alle due anime del paese di continuare a coesistere.
Qualcosa in questa strategia ha indubbiamente smesso di funzionare a partire dal 7 ottobre. Ad esempio, Israele ha dovuto riconoscere come “l’amore” dell’Occidente sia sempre meno un vezzo e sempre più una necessità imprescindibile per la propria esistenza. L’ultima conferma è arrivata nella notte del 13 aprile, quando le forze di Usa, Gran Bretagna e Francia sono state determinanti per intercettare la gran parte dell’attacco balistico dell’Iran. E non si tratta solo di ottenere sicurezza, energia e sostegno diplomatico: le manifestazioni di piazza tra Gerusalemme e Tel Aviv ci ricordano che, senza l’appoggio occidentale, gli stessi equilibri interni di Israele sono a rischio di derive autocratiche man mano sempre più aggressive.
Al tempo stesso, mostrarsi brutali e implacabili sulla scena mediorientale non è questione di strategia, ma di pura sopravvivenza. Per comprenderne il significato profondo, vale la pena rileggersi gli studi di Clinton Bailey, antropologo e poeta che passò 40 anni nelle tende beduine nel deserto del Negev. Rivelò a Israele l’altro lato di una cultura tanto raffinata quanto severa, in cui il destino peggiore è l’umiliazione della sconfitta. Qualsiasi atto violento subito dalla propria tribù va immediatamente ripagato con altro sangue, per non rischiare di apparire deboli agli occhi dei vicini e venire annientati del tutto. Un costrutto sociale che lo stesso Bailey rintraccia, peraltro, nel retaggio antico di Israele stesso.
Dunque, né timore né amore sono più soltanto una scelta: oggi Israele è obbligato a perseguire entrambe le vie. E il paradosso si accentua: ripagare i torti come ai tempi di Abramo è ancora perfettamente coerente con l’attuale scenario mediorientale, ma si rivela culturalmente sempre meno comprensibile per gli alleati occidentali. D’altro canto, assecondare Usa e Europa significa essere percepiti dai vicini come una tribù debole, alla mercé della volontà altrui e degna di essere annientata. Non potendo più limitarsi ad oscillare tra i due estremi, Israele ha dunque urgenza di trovare un nuovo punto di equilibrio, sottilissimo, ma stabile, su cui poter tenere ancora assieme i due mondi.
Comprendere i propri partner senza mostrare debolezza con i propri vicini sarà esercizio di consapevolezza e saggezza politica, ancora prima che equilibrismo diplomatico. A cominciare dal riconoscere la fine dell’epoca dei grandi mantra del nazionalismo come «Israele si difende da solo», ma anche evitando di affidarsi del tutto a chi si batte per un’anima dello Stato integralmente occidentale.
È una ricerca che Stati Uniti e Europa hanno interesse e dovere di sostenere, comprendendo che Israele è un tassello essenziale dell’immenso cambiamento che il mondo sta vivendo e che tutti siamo chiamati a interpretare, specialmente in quel Medio Oriente, dove, oltre a nuove sfide, stanno faticosamente sorgendo nuove alleanze. Un quadro più ampio, in cui, anziché parlare di amore e timore, è il momento di parlare di politica (Gabriele Segre, Direttore della Fondazione Vittorio Dan Segre).
Società Amici del Pensiero Sigmund Freud L'albero si giudica dai frutti