DOPO DUE ANNI. PUTIN DIMOSTRA CHE LA FORZA SENZA UN BRICIOLO DI GIUSTIZIA NON BASTA
24/02/2024
Se la guerra fosse Risiko, avrebbe ragione chi dice che l’Ucraina non ha chance. Ma se, come diceva Pascal, non potendo render forte quel che è giusto, si rende giusto quel che è forte, ebbene la Russia non c’è riuscita. E può ancora essere battuta (Massimo Adinolf).
COSTRUIAMO IL PARLAMENTO MONDIALE ELETTO DA TUTTI I POPOLI, PER SALVARE L’UMANITÀ DALL’APOCALISSE
24/02/2024
Mai come in questo momento il pianeta è vicino al collasso e all’autodistruzione. Le cause? Le guerre, il mostruoso sfruttamento ambientale, la concentrazione delle ricchezze nelle mani dell’un per cento dei suoi abitanti.
La via d’uscita è la democrazia piena. Cioè l’autogestione dell’umanità (Mario Capanna).
ORGOGLIO, ALTRO CHE STANCHEZZA. PERCHÉ L’OCCIDENTE STA VINCENDO LA GUERRA CONTRO PUTIN
24/02/2024
Si parlerà molto della fatica crescente, bisognerebbe parlare dell’orgoglio ritrovato. Si parlerà molto della stanchezza galoppante, bisognerebbe parlare della forza mostrata. Si parlerà molto del futuro incerto, bisognerebbe parlare degli obiettivi raggiunti.
Due anni dopo quel 24 febbraio che ha cambiato la nostra storia, la nostra idea di confini, la nostra idea di Europa, la nostra idea di libertà, bisognerebbe avere il coraggio di affermare una verità che riguarda tutto ciò che gira attorno al conflitto in Ucraina.
E la verità è semplice: la capacità di resistenza della Russia è certamente superiore al previsto, ma la difesa dell’Ucraina almeno finora è stata un incredibile successo dell’occidente e soprattutto dell’Europa (Claudio Cerasa).
I DITTATORI CADONO QUANDO PERDONO LE GUERRE (E IL CONSENSO)
24/02/2024
Cosa rafforza o indebolisce un regime autoritario? L’uccisione di Navalny (come quella di Matteotti per Mussolini) rischia di rafforzare l’immagine interna del leader, perché manda un messaggio a tutti gli altri
Come si fa a dire se l’uccisione di Navalny rafforza o indebolisce Putin? Ci si potrebbe anche chiedere se rafforza o indebolisce l’opposizione russa fino a porre l’interrogativo degli interrogativi: che cosa rafforza o indebolisce un regime autoritario come quello costruito da Putin?
Per saperne di più, il paragone con Mussolini e l’assassinio di Giacomo Matteotti suggerisce l’esistenza di differenze piuttosto che somiglianze. In quella fase Mussolini non era ancora in controllo del sistema politico.
La sua rivendicazione di piena responsabilità politica, morale, storica di quell’assassinio in parte fu un azzardo, ma servì a dimostrare a tutti gli oppositori la volontà e la convinzione del duce di avere acquisito un potere non impunemente contestabile (Gianfranco Pasquino,accademico dei Lincei).
NEL GIARDINO A FIANCO AD AUSCHWITZ C’ERA IL LABORATORIO DELLA BANALITÀ DEL MALE
23/02/2024
La “Zona d’interesse” di Jonathan Glazer è un film che tiene l’Olocausto come un rumore di sottofondo. Per la famiglia Höss il massacro raggelante di milioni di ebrei è solo il contorno di una serena esistenza.
La “Zona d’interesse” è un film in cui l’Olocausto è fuori dal quadro: un cattivo odore, una nota disturbante.
“Intro” bucolica: famiglia bionda da cartolina, pomeriggio sul fiume, tramonto nella villetta rigogliosa di fiori e di ortaggi. Dietro il muro di cinta però spunta la sagoma inconfondibile di una torretta di guardia: è Auschwitz, quella vera.
È una dimora accogliente con benefit molto speciali. Un deportato porta con la carriola vestiti buoni che ai proprietari non servono più: anche le domestiche, con parsimonia, possono servirsi: un outlet gratuito. Un altro lava via il sangue dagli stivali del padrone di casa.
Gli ospiti maschi in salotto progettano l’ottimizzazione dei forni crematori: 400 o 500 persone alla volta? Al tavolo del tè, le signore spettegolano. «Vedi questo diamante? Era in un tubetto di dentifricio. Sono furbi! Nell’incertezza li ho svuotati tutti». Come la sorpresa negli ovetti Kinder.
È un’ordinaria esistenza borghese che scorre placida con qualche inconveniente: è meglio chiudere le finestre, perché quella brutta fuliggine impolvera il bancone della cucina.
Mentre un’ebrea scheletrica allarga le gambe in paziente attesa di utilizzo – almeno finché è tra i vivi – Höss sta impartendo ordini tassativi al telefono: basta con il piratesco saccheggio dei suoi lillà, «che sono là per decorare il campo» (Teresa Marchesi).
LAW AND ORDER
FIAT DUX!
IL CAPITANO GARANTISTA SOLO CON VLAD
21/02/2024
Il capo della Lega marca una posizione ideologica precisa, in linea con la sua vecchia simpatia per il padrone del Cremlino, con le t-shirt putiniane di una volta, con i video da Mosca «città pulita, dove non c’è un mendicante, non c’è un lavavetri, non c’è un rom, non c’è un rompiscatole».
Ed è immaginabile che, nella visione salviniana, Alexei Navalny, appartenga a quest’ultima categoria: i “rompiscatole” che insidiano con le loro proteste e rivendicazioni il perfetto equilibrio della Casa Russia, mettendo a rischio la continuità presidenziale che l’ha resa grande.
Loro sì che meritano il “buttate le chiavi” di buona memoria, e poco importa se si realizza nel modo più spietato, in un gulag oltre il circolo polare artico, senza testimoni né spiegazioni, senza nemmeno un corpo su cui le madri e le mogli possano piangere (Flavia Perina).
UN FOLLE REGIME?
L’EREDITÀ DI YULIA E LA NASCITA DELL’ICONA NAVALNY
20/02/2024
Un video per intestarsi la lotta del marito “più disperatamente e ferocemente di prima, uniti in un pugno forte per colpire questo folle regime”.
Con il suo nome Borrell vuole intitolare il regime di sanzioni dell’Ue, nella speranza di convincere anche chi frena.
P. S. Non ebbe lo stesso effetto sulle democrazie europee l’assassinio, nel 1924, dell’oppositore di Mussolini Giacomo Matteotti, dopo la denuncia in Parlamento dei brogli elettorali.
SCOSSA DELL’EUROPA NEL NOME DI NAVALNY
20/02/2024
Svolta al Consiglio Affari Esteri che ospita la vedova del dissidente, Yulia, pronta a prendere il testimone del marito: Orbán ritira il veto sbloccando altre sanzioni contro Mosca e (per la prima volta) Pechino. Berlino, Helsinki, Madrid convocano l’ambasciatore russo. Ma Budapest blocca gli altri 26 sul Medio Oriente.
Dopo tre giorni non resuscitò, ma l’Ue riesce a darsi una scossa.
P. S. Non fece lo stesso effetto sulle democrazie europee l’assassinio di Giacomo Matteotti nel 1924.
IDENTIFICATI A MILANO PER UN FIORE A NAVALNY: LA POLIZIA PUÒ FARLO GRAZIE A UNA NORMA DELL’ERA FASCISTA
19/02/2024
Sensi (Pd) presenta un’interpellanza sui controlli. Piantedosi: “Normali operazioni”. L’avvocato Canestrini: “Nulla di illecito, ma dovremmo interrogarci. la norma dice molto del rapporto tra cittadino e autorità”. Il problema dei dati e della privacy.
È normale che dodici persone che si riuniscono per porgere un fiore in memoria di Alexey Navalny, peraltro in un luogo simbolico, siano identificate dalla Digos?
LA LIBERTÀ CIVILE È UN BENE SEMPRE PIÙ RARO. ANCHE NELL’UNIONE EUROPEA
19/02/2024
Aleksej Navalny è soltanto l’ultima vittima politica del regime di Vladimir Putin. Se ci spostiamo dagli Urali verso ovest, troviamo diversi piccoli e grandi indizi di quanto sia sensato parlare di libertà come di un bene scarso (Nadia Urbinati, politologa).
FILIPPO SENSI: “LA MORTE DI NAVALNY È COME IL DELITTO MATTEOTTI. E A MILANO CHI LO OMAGGIA VIENE IDENTIFICATO
19/02/2024
Intervista al senatore del Pd: “Allora l’Italia prese consapevolezza del regime dittatoriale. Spero che per i russi ora ci sia una svolta”.
CON LA FINE DI NAVALNY VINCE IL TERRORE: COSÌ PUTIN CANCELLA OGNI SPERANZA DI CAMBIAMENTO
La morte dell’oppositore non si trasformerà in un nuovo slancio politico. Forte della sua impunità, il presidente russo ne uscirà indenne. Chiunque osi coltivare la speranza di un’alternativa ora sa che rischia di morire.
Società Amici del Pensiero Sigmund Freud L'albero si giudica dai frutti