M. Campana, Memoria di Giacomo B. Contri

Giacomo B. Contri, è morto il 21 gennaio, ad una settimana esatta da mio fratello.

“Un modo per onorarlo è raccontare”, così il prete al funerale, nella Chiesa di San Marco a Milano, in una mattina fredda di un freddo gennaio.

Molti i ricordi che emergono alla mia memoria. Facendo mia la norma psicoanalitica (niente censura e niente obiezioni), accolgo i miei ricordi e li voglio raccontare. Ricordi importanti, bivi, da cui derivano pensieri che diventano chiari e distinti e che conferiscono senso all’agire. Senso come senso di marcia, come ha amato dire il nostro Giacomo B. Contri.

Anche mio fratello in una delle nostre ultime conversazioni, ha parlato di bivi, gli era chiaro in quel momento, che nella vita si tratta di bivi, di intraprendere questa o quella strada; aggiungo che, anche stare fermi, lì, senza decidere, è una scelta che ha delle conseguenze.

Ecco alcune memorie.

Nei primi anni 90 lo andai a trovare a Milano, nel suo studio. Di quell’incontro conservo molto bene quel che mi disse: se volevo curare gli altri, per prima cosa avrei dovuto avere cura di me stessa. Allora gli chiesi di intraprendere un lavoro di analisi con lui e mi propose, come mia analista, Raffaella Colombo, dicendomi: “mi fido di lei più che di me stesso”.

Mi è balenato questo ricordo anche quando ho sentito, dalla registrazione del suo intervento al Simposio del 15 dicembre: “Adesso la parola a Raffaella”, un lapsus prima, subito dopo confermato, nel suo significato, dalla battuta successiva con la quale lasciava a lei il compito di direzione della Società Amici del Pensiero, coadiuvata da Glauco Genga.

Lo ringrazio ancora per quel primo incontro, per la chiarezza di quella preziosissima indicazione, tuttora un faro acceso sulla mia esperienza: “Prima di tutto aver cura di sé”, presupposto imprescindibile per poter combinare qualcosa di buono anche con gli altri. Attingeva dal pensiero di Cristo: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, che felicemente coniugava con il pensiero e il lavoro di Freud, e soprattutto attingeva dal suo pensiero pratico, quello così chiaro e limpido nei bambini.

Un secondo ricordo. Al pranzo successivo all’incontro “CHILD. PENSIERO, FIGLIO, CIVILTÀ” tenutosi ad Ancona nel 2007, chiacchierando, esprimevo il desiderio di voler dare risalto ai pensieri che emergevano dal suo interessante e proficuo lavoro, avrei voluto dare vita a momenti culturali che mettessero a tema i suoi argomenti, così lineari eppure così impopolari. Dissi, quasi con rammarico, che il mio problema era l’assenza di coraggio. Giacomo B. Contri mi rispose che il coraggio non è una virtù, occorreva semplicemente compiere un passo dopo l’altro. Sapevo già che dovevo chiedere solo a me stessa cosa volesse dire, non avrebbe spiegato, ma aggiunse che è il soldato ad avere coraggio o il terrorista.

In realtà a me non occorreva coraggio, mi serviva prendere la strada e camminare, con il mio desiderio in cima a guidare i miei passi.

Diedi vita a degli incontri importanti, costruendoli mattone su mattone, nella mia Patti, nella mia Sicilia, con la sua presenza e con interlocutori importanti.

Da quel pranzo ad Ancona, cui mi invitò Carla Urbinati, che ancora ringrazio, guadagnai l’idea di poter accedere alla realizzazione di un desiderio buono, senza sudore della fronte, solo camminando. Quell’incontro, quella frase che lui proferì e che io accolsi, mi conferì potere e libertà: “un passo dopo l’altro”, e la meta, se è buona, lo è per tutti: guadagno reciproco e universale.

È una responsabilità dire, parlare, raccontare, una bella responsabilità, non troppo gravosa, e quel passo, che a volte sembra un vero salto, tocca a ciascuno.

Allego a questo scritto una foto a cui siamo molto affezionati, scattata a Roma, in un bar di via Nazionale, con Giuseppe ed Aurora che erano proprio contenti di stare con quest’uomo di una particolare eleganza e che diceva loro delle cose che ancora ricordano e ricordo: “Quanti anni hai?”, “sei”, “Allora ne hai 2006”. Era un gioco, ma non era solo un gioco, era messa in moto di un pensiero buono. Giacomo Contri non sprecava tempo e parole, le sue parole erano e sono sempre “buone”, come si dice di qualcosa che è valido, di peso.

È stato un operaio che stava sempre lì, ad arare la vigna del pensiero.

Gratitudine, ringraziamento, affezione, i sentimenti che accompagnano questi ricordi.

Eredità, temi da elaborare e portare avanti, pensiero di Cristo da riabilitare; Giacomo B. Contri non è arretrato di un solo passo dinnanzi alla consapevolezza della immensità del compito di dover arare un campo lasciato incolto e abitato da obiezioni.

Adesso siamo chiamati al lavoro, ora più di prima, un passo dopo l’altro.

Maria Campana

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