L’opera di civiltà del pensiero

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“Non so se lei ha indovinato il legame segreto che unisce L’analisi laica e L’illusione. Nella prima voglio mettere l’analisi al riparo dai medici, nell’altra dai preti. Vorrei consegnarla a una classe che non esiste ancora, a una classe di curatori d’anime mondani che non hanno bisogno di essere medici e che possono non essere preti.” (Freud, Lettera a O. Pfister, 25 novembre 1928).

Rilanciamo la questione laica appoggiandoci all’omonimo saggio di Freud del 1926, scritto a seguito della denuncia di ciarlataneria dell’autorità viennese contro Theodor Reik, uno psicoanalista non-medico.

La causa giudiziaria si risolse a favore dello psicoanalista, e come è probabile proprio grazie all’intervento di Freud, ma non la questione da lui introdotta che va ben aldilà della laicità della psicoanalisi, tocca il concetto stesso di laico e i suoi risvolti sono immediatamente giuridici e politici.

Con Freud, il concetto di laico si perfeziona. La sua concezione liberale, chiara e netta, investe tanto l’applicazione del pensiero alla cura della psicopatologia quanto la sua applicazione al giudizio sulla cultura.  … (segue)

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