Caro Scurati,
raccogliendo l’invito che Lei, Mattia Feltri e Adalgisa Barocco facevate qualche giorno fa dalle pagine della Stampa a ripensare a ‘cosa c’é di fascista in noi’, e a ‘non banalizzare il dittatore Mussolini come l’uomo cattivo’, mi é tornato in mente – con l’intenzione di chiederLe poi di dargli spazio nei suoi scritti – un capitolo di un piccolo libro dal titolo Lavoro dell’inconscio e lavoro psicoanalitico del 1985 di mio fratello Giacomo, psicoanalista di spicco nel panorama italiano, morto due anni fa.
Il capitolo titola
e ha come sottotitolo
decifrazione di un documento
Si tratta della dedica che Freud appone ad un proprio testo – Perchè la guerra, scambio di lettere con Einstein – e che manda in omaggio a Mussolini su richiesta di un amico: dedica da intendere davvero come cifrata, a meno di non pensare Freud fascista laudatore sperticato di Mussolini.
La dedica porta:
A Benito Mussolini
coi devoti saluti
di un vecchio uomo
che nel potente
riconosce l’eroe della civiltà
L’interpretazione di mio fratello Giacomo – a proposito di ‘non banalizzare il Dittatore’, colui che detta legge – era che quella dedica era appunto cifrata: e che attraverso di essa Freud voleva far passare nella cultura in tempi ormai bui la sua idea politicamente connotata in senso democratico posta a fondamento de Il disagio della civiltà: che il potente, l’eroe della civiltà, é il dittatore che prometeicamente, con un atto cioè di superiore comando-dominio come quello di Prometeo che si appropria lui del fuoco divino dell’iniziatila dei singoli per assumersela superegoicamente in prima persona, espropriandoli della stessa.
È l’interpretazione psicologica sui generis della figura di Prometeo di Giacomo Contri nel panorama culturale europeo di quegli anni.
Sottrarsi al comando, diceva Contri già nel ‘75, significa sottrarsi non solo alla nostalgia del passato fascismo, ma al desiderio di un possibile fascismo futuro[1].
Giulia Contri Piscopo, Milano 27 agosto 2024
allego il capitolo
FREUD A MUSSOLINI
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[1] G. B. Contri: “È a partire da un articolo di commento a L’acquisizione del fuoco, Liberazione?, Il Quadrangolo, 4, 1975, 118-124, riedito in La tolleranza del dolore, 1997, Milano, I ed., 50-66, che ho incominciato a pensare alla pensabilità non solo del fascismo passato, ma anche di un vero fascismo futuro.”
Società Amici del Pensiero Sigmund Freud L'albero si giudica dai frutti