Dal New Yorker – The Pandemic Isn’t a Black Swan but a Portent of a More Fragile Global System By Bernard Avishai del 21 aprile – impariamo che l’epidemia non è un “cigno nero” – un evento sconvolgente ma del tutto imprevedibile – e a dircelo è proprio l’autore della teoria del cigno nero, molto nota in campo economico. A causa della “maggiore connettività” raggiunta dal nostro mondo, il virus ha raggiunto l’Occidente per via di una diffusione “non lineare”, ovvero cioè molto più velocemente di quanto ci si aspetti. Tuttavia la sua diffusione era stata prevista senza che gli appelli venissero ascoltati. Abbattere la globalizzazione per evitare sconvolgimenti di simile portata? Nassim Nicholas Taleb, l’autore della teoria del “cigno nero” è un convinto cosmopolita e, piuttosto che disfare le reti globali, propone di dotarle di istituzioni che fungano da “interruttori automatici, protocolli a prova di guasto e sistemi di backup”. È – riflette il New Yorker – lo stesso principio che regge la “separazione dei poteri” in politica: un sistema che rende il governo meno efficiente («ottenere qualcosa comporta un processo complesso e dispendioso in termini di tempo per costruire il consenso tra i centri di potere distribuiti»), ma impedisce di finire nella tirannia.
M. Gabriella Pediconi
🔸 Segnalato da M. Gabriella Pediconi, L’epidemia non è un “cigno nero” (parola di chi ha inventato la teoria del cigno nero) di Elena Tebano, su Il Corriere della Sera del 26 aprile 2020.
🔸 Segnalato da M. Gabriella Pediconi, The Pandemic Isn’t a Black Swan but a Portent of a More Fragile Global System di Bernard Avishai, su The New Yorker del 21 aprile 2020.
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