L’apprendimento come medicinale?

Segnaliamo il testo di Marina Marani sui progetti che il Dipartimento per le Politiche della Famiglia promuove per far fronte agli effetti di impoverimento che le misure anti-Covid19 hanno provocato sui minorenni.

L’autrice rileva nell’impostazione dell’iniziativa ministeriale un fattore che piega i progetti promossi verso un’inibizione nella meta per cui sono previsti. E questo non per genericità, ma al contrario per l’esplicita restrizione che essa prescrive, una restrizione dall’effetto paradossale di impoverimento del provvedimento stesso (contro l’impoverimento da Covid19).

Raffaella Colombo 

L’apprendimento come medicinale?

Il Dipartimento per le Politiche della Famiglia promuove la presentazione di progetti (Avviso EduCare). Si tratta di fondi destinati ad iniziative a favore di bambini, giovani e ragazzi, i più colpiti dalle misure governative di contenimento anti-Covid19, privati di apporti educativi, di luoghi e tempi per la socializzazione.

Ho letto quindi con particolare interesse i due articoli apparsi a giugno sulla Rivista pediatrica mensile Medico e bambino:

– la Lettera aperta firmata da 27 autorevoli pediatri sui bambini e il coronavirus,

– l’articolo del Dr Pediatra F. Marchetti, Direttore della UOC di Ravenna sugli effetti avversi del Covid-19 in età pediatrica

sinteticamente presentati dalla dott.ssa Raffaella Colombo e resi disponibili sul sito di Società Amici del Pensiero Sigmund Freud (link).

Ci si interroga, in essi, sui danni provocati nei bambini dalle conseguenze del lockdown e dalla chiusura di scuole e servizi educativi. Si parla di effetti collaterali dell’epidemia, di pandemia secondaria, di “adattamento passivo che contraddice l’essenza stessa di una prospettiva di benessere e di salute (a vari livelli) dell’infanzia”.

Si auspica infine un intervento concreto, una prospettiva di uscita.

L’avviso EduCare è iniziativa del governo volta a promuovere iniziative di contrasto all’impoverimento economico, sociale, educativo, di bambini e ragazzi derivato dall’emergenza Covid19. Perciò stesso è strumento utile.

Nel merito tuttavia zoppica, come succede laddove la teoria presuppone la realtà, e dunque la prescrive, invece di esserne eventualmente un derivato.

Il documento ministeriale prevede infatti progetti di apprendimento informale e non formale, escludendo quindi ciò che è strettamente legato all’apprendimento scolastico – grande assente ai tempi del Coronavirus –, tra cui attività di sostegno allo studio e recupero, nonostante per tanti (6 su 10 come indicato nella Lettera Aperta) si stia accumulando un ritardo educativo. Suppongo ciò dipenda da questioni di competenza istituzionale, politica, di budget.

Di fatto si tratta l’apprendimento come un medicinale: è prescritto di un certo tipo e non di un altro.

Come se il prendere dell’apprendimento fosse questione di posologia.

Marina Marani

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