Iosif Brodskij, Potere politico e fede religiosa. In hoc signo vinces

Giulia Contri, 23 aprile 2022

Nel suo singolare testo in prosa Fuga da Bisanzio [1] (e cioé dalla Russia, da Mosca, da Pietroburgo, dove aveva soggiornato) il poeta russo Iosef Brodskij – premio Nobel per la letteratura nel 1997, perseguitato per le sue posizioni critiche nei confronti del governo sovietico, incarcerato, cioé, e anche rinchiuso in ospedale psichiatrico per anni, poi emigrato negli Stati Uniti alla fine degli anni ’80 – riprendendo la vecchia storia della teoria sostenuta dagli autocrati secondo cui il loro potere viene da Dio [2], e secondo cui fede e politica si accompagnano e si sostengono, richiama in più punti del suo testo l’imperatore Costantino come campione di tale teoria.

La volontà di potere espansiva di Costantino – geopoliticamente e storicamente all’origine di un’idea imperiale ancor oggi nella testa degli attuali governanti dell’est europeo, secondo Broskij, anche se morto alla fine del secolo scorso – ci deve far vigili a comprenderne l’astuzia politica: dichiarandosi egli in fondo scelto dal destino a sognare il simbolo religioso della croce di Cristo sotto il quale egli vincerà le sue guerre – ‘in hoc signo vinces’ – pensa di potersi presentare al popolo, oltreché, come dice Maria Delia Contri, col fascino dell’uomo solo al comando, anche col fascino dell’unto dal Signore, da far correre libero alla testa delle ue truppe alla conquista del mondo.

Il simbolo religioso della croce, ci dice del resto Brodskij sottolineando l’importanza dei simboli religiosi a sostegno della fede e della politica, oltre a richiamare la divina crocefissione di Cristo, richiama anche il principio ispiratore della topografia di ogni nuovo insediamento romano, e, insieme, la T maiuscola russa; richiama poi Bisanzio come l’intersezione delle rotte commerciali e delle vie carovaniere tra oriente e occidente; e insieme la direzione a est in cui può avvenire la conquista: incroci commerciali e direzioni territoriali, ci dice Brodskij, ancor oggi fondamentali per capire fatti ed eventi bellici.

Il ‘vinces’ secondo la croce a est, nel caso, denota l’ambizione del potere di Costantino in direzione del clima politico dell’est, di un dispotismo di quegli stati, dunque, che non avevano mai conosciuto la democrazia.

La Roma geografica conservava ancora, bene o male, qualche ricordo della funzione del Senato. Bisanzio non aveva ricordi del genere.

É qui appena il caso di ricordare, a proposito di potere politico e fede di rincalzo, che i simboli di spada e pastorale uniti impugnati contemporaneamente dalle due mani del Leviatano di Hobbes alle soglie del moderno ci ricordano senz’ombra di dubbio il ‘in hoc signo vinces’ di Costantino: a salvaguardia della fede e a protezione della vita, insieme al pastorale ci vuole la spada.

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[1] Iosif Brodskij, Fuga da Bisanzio, Adelphi, 1987.

[2] Il potere degli autocrati, come quello di Putin, si dichiara di per sé divino in quanto assoluto.

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