Insetti
In “Delitto e castigo” Raskolnikov si chiede: “Ma io, sono come un insetto o sono come Napoleone?”. Una questione che “Sanguina ancora” scrive Paolo Nori nel suo libro così intitolato.
E’ la questione della propria esistenza: “Qui che sono?”, che ogni soggetto si pone, “per l’analisi è una verità d’esperienza”, diceva Jacques Lacan.
La questione, scopre Freud, che ogni soggetto si pone una volta che il suo pensiero è stato inghiottito nel legame sociale di massa. Un legame in cui la ragione dell’azione è pensabile solo come obbedienza a un’istanza superiore, a Dio, alla natura, a un regime, a un capo che li rappresenti.
Smettiamola di parlare di una “fede” che orienterebbe specialmente la cultura russa, o Raskolnikov, o Putin (che forse di suo non crede neanche nel pancotto).
Non è solo in Russia che è attiva una forma di legame sociale, di una psicologia delle masse che trasforma gli uomini in insetti. Non resta loro che l’alternativa invidiosa del supposto potere di chi occupa il posto del comando.
Pronti al crimine, alla guerra, per riuscirci. Si tratterebbe solo di schiacciare altri insetti.
Peraltro con grande dispendio di mezzi per controllarne l’opinione, temendo il grande potere dei senza potere di abbandonare i parvenu del comando, ricacciandoli nell’impotenza.
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