G. Pistelli – G.B. Contri, La psicoanalisi fa bene al Papa – italiaoggi.it

Riproponiamo l’intervista di G. Pistelli a Giacomo B. Contri su Italia Oggi del 14 settembre 2017.

L’intervista muove dal primo libro-intervista al papa e, prendendo spunto dall’iniziativa presa anni prima da Bergoglio di rivolgersi a una psicoanalista, affronta in una pagina temi millenari.

Che si è liberamente rimesso in gioco per capirsi meglio

Una chiacchierata con Giacomo Contri, classe 1941, psicoanalista, allievo di Jacques Lacan e suo primo traduttore in Italia, è imposta dall’attualità: in un libro-intervista, Papa Francesco ha rivelato che, 42enne, si rivolse a una psicoanalista per sei mesi. E Contri, oltre a essere un big della psicoanalisi italiana, si è sempre definito cattolico apostolico, come ha fatto, di recente, in una bella intervista ad Antonio Gnoli su Repubblica. Sulla scrivania, il suo libro appena uscito per l’editore SIC: Think! L’ordine giuridico del linguaggio.

Domanda. Contri, Chiesa e psicoanalisi, confessionale e divano. C’è un gran fermento in giro.

Risposta. Cerchiamo di non affrontare l’argomento da verginelle pie, o cristianucci ucci-ucci. Cosa che tutti hanno fatto, anche da miscredenti.

D. Facciamolo pure. Ma il Papa?

R. Il fatto è questo: un uomo, prete, vescovo, poi papa, un po’ più che 40enne, ha avuto l’idea di rivolgersi a uno psicoanalista e lo ha fatto.

D. E dunque?

R. E lo ha fatto senza presupposti, teologici, morali, psicologici. Ha semplicemente avuto, nella sua sovranità individuale, questa idea e l’ha messa in pratica. Volesse il cielo che facessero tutti così! Potrei dire che quest’uomo si è comportato da vero laico, cosa che ai preti non capita.

D. Cosa c’è di innovativo in questo gesto del futuro pontefice?

R. Vediamo che finalmente uno, anche cristiano cattolico, non si è neppure sognato di obiettare alcunché alla psicoanalisi, ha avuto l’idea e l’ha messa in pratica. Si è permesso e lo ha fatto anteriormente a ogni presupposto. Non gli è venuto in mente di chiedere il permesso a qualcuno, o di consultarsi con la Congregazione per la dottrina delle fede.

D. Da laico, insomma.

R. Questo è un vero comportamento laico, ma se ci si pensa bene è un vero comportamento cristiano: il cristianesimo vuole l’uomo libero nei suoi movimenti. Non per opposizione alle idee cattoliche dominanti, non per disobbedienza alle autorità, ma semplicemente perché ha avuto questa idea. Questa è la libertà: muoversi per una propria idea, non per opposizione a un’altra.

D. Dunque Bergoglio fu libero. E poi?

R. Non banale è che si sia rivolto a uno psicoanalista e non a uno psicologo. Osserviamo ancora, a una donna, ebrea come Freud.

D. E questo non è un dettaglio da poco.

R. Se il paziente vuole questo, non si vede cosa ci sia da ridire. Semmai, quando un paziente vuole l’analista donna, oppure uomo, questa sua preferenza iniziale un giorno diventerà argomento dell’analisi stessa. Infatti l’analisi…

D. Infatti l’analisi?

R. È un caso di processo di revisione dei propri precedenti. Potremmo anche dire un processo di appello, successivo a un primo processo finito male. Quindi si scoprirà perché mai questa particolare volontà del paziente.

D. Ha destato scalpore che uno uomo di Chiesa si sia steso sul divano, come se non ci fossero state condanne ecclesiali della scienza freudiana.

R. Condanne non ne conosco. Però è vero che i contrasti esistono.

D. Si spieghi.

R. Nel film di Nanni Moretti, Habemus Papam, un cardinale obietta intelligentemente che l’inconscio è incompatibile con l’anima. È vero. Ma in questo caso il cristianesimo viene colto con le mani nel sacco del platonismo cristiano.

D. Ossia?

R. Da tempo definisco l’anima una “patacca platonica”, cui la storia del cristianesimo si è genuflessa acriticamente.

D. Ma la psicoanalisi che cosa porta, se lo porta, alla fede?

R. Porta la questione luminosa su che cosa significhi “fede”, il che nessuno sa. Jacques Lacan sfotteva logicamente quando diceva: “Non si sa che cosa creda uno che crede, e che cosa non creda uno che non crede”. La questione riguarda tutti, cristiani, musulmani, atei eccetera.

D. Torniamo alla sessualità. Molti commentatori insistono su Freud che ridurrebbe tutto a sesso…

R. Non mi prendo responsabilità per i commentatori cretini.

D. Eppure si batte sempre lì, sul pansessualismo.

R. Mi vergognerei a usare questa parola e non lo farò. La fissa del sesso è nevrosi, che ci affligge tutti, e rimando ognuno alla sua. La questione è morale, e anche su questa il cristianesimo si è allontano da Gesù, che è stato molto chiaro sulla morale: ne aveva una e non era una morale sessuale.

D. Però ha accolto la legge dei Padri, l’Antico testamento, che sulla morale sessuale non è certo silente.

R. Gesù ha formalmente asserito una morale, quando ha detto che, puro o impuro, non è ciò che entra nella bocca di un uomo ma ciò che ne esce. Che cosa ne esce? Il discorso, le frasi, le parole. È una morale del discorso, anche quello sui sessi.

D. Niente morale sessuale?

R. Niente morale sessuale. Anche su questo punto la storia del cristianesimo ha rimosso il pensiero di Gesù, e ciò che risulta dalla rimozione è la nevrosi. La storia del cristianesimo è la storia della nevrosi. E siamo sempre qui. Ma non ne sto parlando male.

D. Spieghiamolo.

R. Io stesso sono o sono stato un nevrotico, e non per questo mi sono sparato in fronte. Invece mi sono occupato di venire a capo del mio errore patologico.

D. Nei Vangeli qualcuno ricorda a Gesù la severità di Mosè sui peccati sessuali…

R. E Gesù ha risposto: “È per la vostra dura cervice”. Come dire “È perché siete delle teste di c…”, non dovrebbe infatti sfuggirci che Gesù parlava anche così, oltre a essere un logico. Insomma, Gesù è stato un esempio di pensiero sano.

D. L’unico che non avrebbe avuto bisogno di analista, disse lei una volta.

R. Vero, ma è perché ha sempre avuto due partner del suo pensiero, chiamati “Padre” e “Spirito”. Ora, lo psicoanalista è un partner del pensiero, pensiero che nella patologia va perduto. Pensi a quanto è raro che un uomo e una donna siano partner nel pensiero: poi, quanto ai sessi, se la vedono loro, senza che qualcuno li moralizzi. Ma dopo l’elogio della Trinità – e il cristianesimo è tutto qui – mi faccia finire con l’elogio della Santa Sede.

D. Ecco. Ho capito che questo Bergoglio dallo psicanalista le è proprio piaciuto…

R. Quanto mi sono piaciuto io per lo stesso motivo, e almeno certuni dei miei pazienti: quando un uomo viene a capo della sua patologia, cioè della sua rimozione del pensiero, diventa un sovrano, e infatti la sovranità non è popolare è individuale. L’individuo che ha riscattato il proprio pensiero diventa egli stesso una san(t)a sede, con la “t” fra parentesi, in modo che si legga anche “sana”.

D. Vale per Bergoglio, ma anche per ognuno di noi?

R. L’individuo sano è una santa sede, sede della legislazione o, con una parola più generica, del discorso, urbi et orbi, cioè la realtà a disposizione di ogni individuo. Il Papa è un uomo che occupa una Santa Sede per conto della Chiesa cattolica, mentre ogni io può occupare la san(t)a sede senza mandato.

Pubblicato su: Italia Oggi, Giovedì 14 Settembre 2017, nella rubrica PRIMO PIANO.

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