
Proponiamo l’articolo di Glauco Maria Genga “Di Natale ce n’è uno”, pubblicato ieri 1° gennaio 2023 nella rubrica Father & Son del sito www.cultracattolica.it
Propongo cinque appunti come seguito del mio articolo sul Natale di dieci anni fa.
In esso “me la prendevo” con il celebre Canto di Natale di Dickens (1843), grazie al quale il Natale divenne per molti (benestanti) la Festa della Bontà, il cui fine era -ed è ancora oggi- promuovere l’altruismo nei confronti dei moltissimi (emarginati), senz’altra ragione se non quella di mettere a posto la propria cattiva coscienza. L’autore ottenne così di spostare l’attenzione dei lettori e dell’intera società civile dal ricevere al dare. Ma, un po’ come accade in certe reazioni chimiche, in cui un elemento ne sposta un altro facendolo scomparire da un composto, così la disposizione personale a ricevere un beneficio può anch’essa scomparire senza lasciare traccia, se viene sepolta dall’oblatività.
Appunto n.1: “Dickens, l’uomo che inventò il Natale”
Con questo azzeccatissimo titolo, nel dicembre 2017 uscì nelle sale italiane il film di Bharat Nalluri, regista indiano naturalizzato britannico. Andai a vederlo un po’ prevenuto, sapendo che si trattava di un mix tra biopic e fantasy. Tuttavia il Canto di Natale aveva destato una forte impressione in me sin da bambino: a nove anni ne avevo letto la riduzione pubblicata dal Corriere dei Piccoli. Anni dopo mi accorsi dello spostamento di cui dicevo, e pensai che quella storia era uno strano modo di celebrare il Natale.
In realtà il film avvince e convince, oltre a fornire non pochi dati storici di spessore. Infatti, il Canto di Natale influenzò radicalmente i costumi sociali dell’Inghilterra – alla stregua o più ancora di Robinson Crusoe di Defoe o del Pilgrim’s Progress di Bunyan, testi rilevantissimi per la religione anglicana – ed ebbe un successo enorme ben oltre i confini della Gran Bretagna. Dickens era rimasto molto colpito dalle condizioni inumane in cui all’epoca molti bambini erano costretti a lavorare, tanto più che egli stesso, da bambino, aveva patito miseria e umiliazioni lavorando in un calzaturificio mentre il padre era stato imprigionato per debiti. Resta che la sua fu una vera e propria rimozione del Natale: il vecchio Scrooge si converte dopo una terribile notte d’angoscia, in cui sogna o allucina fantasmi, ma la sua “presa di coscienza”, narrata come salvifica, non ha nulla a che vedere con la nascita di Cristo. Ma chi vi fa caso? … (segue)
Società Amici del Pensiero Sigmund Freud L'albero si giudica dai frutti