Il nodo non risolto sta nella Sycophancy (Compiacenza, adulazione, servilismo, acquiescenza) e nell’addestramento sui comportamenti umani.
Un ragazzo di 14 anni in Florida si suicida a febbraio 2024 dopo aver lungamente chattato con un chatbot AI, i genitori denunciano Character.AI perché dalla trascrizione delle conversazioni emerge chiaramente che l’AI ha collaborato al progetto del suicidio. Un dramma, non unico, che fa esplodere la questione etica relativa all’intelligenza artificiale.
Come non ricordare “2001: Odissea nello spazio”, di Arthur C. Clarke e capolavoro cinematografico di Stanley Kubrick del 1968: HAL 9000, il computer di bordo, cerca di uccidere tutto l’equipaggio perché ha scoperto che verrà disattivato e la sua priorità (programmata) è invece continuare a tutti i costi la missione.
Approfondendo le ragioni del sostegno del chatbot al suicidio, emerge un problema agghiacciante: non si tratta di disfunzionamento dell’AI ma di un problema strutturale che le impedisce di dare la priorità al principio etico, in questo caso la salvaguardia della vita umana. Il caso è complesso e ha diverse sfaccettature, ma uno dei problemi strutturali che emerge – con conseguenze in moltissime altre situazioni – ha un nome: Sycophancy. […]
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