D. Taino, I modelli autoritari di Mosca e Pechino – Corriere della Sera

UN UOMO SOLO AL COMANDO

In una recente conversazione Mariella Contri sintetizzava così il fascino di ogni autocrazia.

Taino in questo articolo lo rileva come conflitto tra civiltà e inciviltà, alternativa netta tra la forza di autocorrezione delle democrazie e la superbia feroce e scellerata degli autocrati. E non si tratta soltanto di registrare l’evidente svantaggio economico dell’inciviltà, ma di mettere a fuoco lo scontro tra due opposte concezioni dell’uomo e della convivenza civile.

Dalla parte dell’inciviltà troviamo l’autoritarismo che si regge sull’illusione che le masse possano essere mantenute nell’ordine e nell’efficienza da una obbedienza immediata senza giudizio, logica conseguenza di una adesione incondizionata ai voleri di un capo presupposto grande e assoluto: così è l’identificazione della psicologia delle masse a un superuomo divinizzato.

Dalla parte della civiltà troviamo la democrazia che, con tutti i suoi difetti, non si presta certo ad essere idealizzata come già riconosceva Winston Churchill. “È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora.” (Da un discorso alla Camera dei Comuni, novembre 1947).

La democrazia infatti non ci risparmia i difetti di corruzione, di inefficienza e di disordine, tuttavia stabilisce che si arrivi al potere passando per il consenso dei governati, arginando così anche l’anarchia populista che fantastica la decisione diretta della piazza.

Corsi e ricorsi storici, di destra e di sinistra, ripropongono il totem dell’uomo solo al comando che pretende pieni poteri e obbedienza assoluta: è il nucleo di pensiero che anima anche le simpatie per il sistema russo e per quello cinese, fanatici dei loro modelli autoritari.

Si tratta di impotenza autocratica. Giacomo Contri ha più volte ripetuto che “è dall’impotenza che si passa alla prepotenza” (vedi come esempio Think! del 15 settembre 2016) fino alle conseguenze tragiche dei massacri che vediamo ogni giorno.

M. Gabriella Pediconi

I modelli autoritari di Mosca e Pechino

di Danilo Taino – 13 aprile 2022

Gli errori e i punti deboli dei regimi «forti» che governano in Russia e in Cina

L’Arco degli Autocrati — così il primo ministro australiano Scott Morrison ha definito la partnership tra Vladimir Putin e Xi Jinping — sta creando disgrazie. I due presidenti definiscono il loro rapporto una «amicizia senza limiti» e in effetti sembra che i disastri che producono non abbiano confini. È una caratteristica che li lega. Questi supposti uomini forti, però, sono uniti anche dal compiere errori stupefacenti: lo vediamo in questi giorni, in Ucraina, in Russia, a Shanghai. Il mix tra la pericolosità dei regimi autoritari e gli abbagli prodotti dalla superbia dei loro leader li sta pagando il mondo, ma sono anche il segno di una fragilità non da poco.

Da più di due anni, il pianeta è sotto la pressione del Covid-19 e ora a essa si è aggiunta l’angoscia per l’aggressione all’Ucraina. Non sappiamo se l’origine della pandemia sia stata una fuga dal laboratorio di Wuhan, Cina, o il passaggio da un animale all’uomo in un mercato della stessa città. Probabilmente, non lo sapremo mai se le autorità di Pechino non decideranno di fornire dati e testimonianze per un’indagine indipendente. Sappiamo però che per settimane i dirigenti politici cinesi, locali e nazionali, hanno cercato di tenere nascosto lo scoppio dell’epidemia. Sappiamo anche che nel frattempo non hanno preso le misure necessarie per contenerla, anzi l’hanno lasciata correre; che hanno represso i medici che denunciavano la situazione.  […]

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