Chiara Alvisi, Artemisia in Paris

Il Museo non poteva essere migliore. Il Musée Jacquemart-André è un omaggio particolare all’amicizia franco-italiana, situato sul boulevard Haussmann, non lontano dalla casa di Marcel Proust. Il museo è una combinazione del tipico hotel particulier francese e del palazzo italiano. Il corpo principale è sulla strada, come i palazzi italiani, mentre l’ingresso avviene, in maniera spettacolare, dalla cour d’honneur tipica dell’hotel particulier, ma sul retro, giocando su un prezioso effetto prospettico, aumentato dal dislivello tra il piano d’ingresso e il pronao. D’altra parte, l’edificio è stato costruito da una ricca famiglia di mercanti francesi che lo hanno dedicato alla pittura italiana, acquistando quadri e tappeti ovunque nella penisola.

Artemisia sarebbe stata contenta della scelta.

Lei fu una donna moderna in un secolo buio. Un secolo di contrasti come la sua pittura, che si arricchisce dei chiaroscuri tipici del periodo. Una donna indipendente che, fin da ragazza, ha dovuto imparare a destreggiarsi in un mondo non favorevole alle donne, sopravvivendo a uno stupro per mano del pittore Agostino Tassi, amico del padre, anche lui pittore e amico di Caravaggio, e a un processo, imparando a costruirsi una reputazione con il suo lavoro, con il quale mantenne agiatamente la propria famiglia. Una storia di successo, quindi, nonostante tutto, grazie anche a due partner importanti: il padre, che le insegnò il mestiere, e il marito, che ne promosse l’attività e le commesse. […]

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