C. Urbinati, Giacomo Contri: il pensiero “terra terra”

Psicoanalisi e verità

Era il 1993, avevo 22 anni ed ero al terzo anno di psicologia, facoltà scelta dopo aver scartato giurisprudenza, che era stata invece la mia unica opzione per tutto il liceo.

Dopo il diploma avevo infatti messo a fuoco che gli avvocati non difendevano solo gli innocenti ed io non volevo dedicare la vita a mentire, neppure per soldi.

Mi interessava invece la verità, cercarla ed aiutare altri a fare altrettanto. Pensai alla psicoanalisi ed alla facoltà di psicologia come via per arrivare a questa meta.

Sarebbe lungo raccontare come avessi composto il nesso verità-psicoanalisi. Basti qui dire che lo avevo intuito e non mi ero sbagliata.

Tre anni di psicologia erano però stati sufficienti a spegnere la speranza nell’esistenza di un sapere capace di illuminare la psiche ed orientare alla guarigione.

Rapporti oggettuali, determinismi e comportamentismi vari avevano spezzettato l’essere umano, rendendolo una poltiglia indigeribile.

Raccontai ad un amico la mia delusione. Ero stata ingenua a credere che la psicoanalisi potesse rappresentare uno strumento per comprendere il pensiero, sondare la psicopatologia, esplorarla ed offrire una via di cura e guarigione. Gli confidai che mi sarei rassegnata ed iscritta, benché tardivamente, a giurisprudenza.

Lui mi disse che quel che cercavo avrei potuto trovarlo a Milano, dove lavorava uno psicoanalista, che aveva conosciuto leggendo i suoi articoli su un mensile. Si trattava di uno fuori dal coro del mondo psico, un tipo non facile da capire, ma che parlava, in modo inedito, proprio delle cose che mi interessavano.

Per la fiducia in questo amico mi risolsi a prendere tempo, almeno quello necessario a conoscere lo psicoanalista di cui mi aveva parlato.

Qualche anno dopo iniziavo a frequentare Giacomo Contri e lo Studium Cartello. Non ci volle molto per constatare che il binomio verità-psicoanalisi lì era di casa. Divenne anche casa mia e lo è ancora oggi.

Raccontare ciò che ho imparato da Giacomo Contri richiederebbe una vita, tuttavia, non per pigrizia ma per preferenza meditata, affido tale racconto al lavoro che ho fatto finora e a quello che saprò fare, aggiungendo invece di seguito solo due ricordi personali di una partnership feconda.

Partnership di soci

Estate 1999, Padova, giornata conclusiva dei lavori annuali dello Studium Cartello. Ero al settimo mese di gravidanza e sapevo che per un po’ non sarei riuscita ad andare regolarmente a Milano. Non mi rassegnavo però ad interrompere il lavoro avviato. Dissi a Contri che volevo organizzare ad Ancona un seminario sul pensiero di natura. Mi lasciò finire, continuando a fumare. Respirò profondamente e mi chiese asciutto: “Lei cosa ci guadagna?”. Rimasi colpita da tanta schiettezza, io che ancora non avevo bonificato il concetto di “guadagno” dalla palude melmosa di un profitto iniquo.

Non temetti però di raccogliere la domanda e ispirata dalla sua stessa schiettezza risposi con onestà: “Voglio continuare ad imparare. Senza interruzioni”. Neppure il tempo di capire l’esito della mia risposta che lui aggiunse ossutamente: “E lo Studium cosa ci guadagna?”.

Io: “Nuovi ascoltatori”. Capii lì, quello che avrei continuato a capire in seguito, e cioè che a lui non interessava il pubblico, ma desiderava soci in affari, operai che portassero acqua al mulino, direi oggi, approfittando di uno dei suoi ultimi temi.

Ottenni il suo ok, un sì che considerai un credito, non diverso da quello che si concede a chi si accoglie sul proprio divano. Si era lasciato fare mio partner, mio mezzo. In occasione della sua morte ho ricevuto messaggi di condoglianze da vari colleghi che parteciparono a quel seminario del 1999 e a quelli degli anni successivi. Ricordi vivi, pensieri operanti.

“Terra terra”

Giugno 2019, aereoporto di Catania. Eravamo di ritorno da un convegno in cui Contri aveva proposto il nesso amore e diritto, illustrando idee in controtendenza con quelle di tutti gli altri relatori, eppure così evidenti e prendibili anche da un bambino.

Osservai: “Giacomo lei dice cose, che una volta ascoltate appaiono semplici ed evidenti, tanto sono sotto gli occhi di tutti, eppure non le dice nessuno tranne lei. Come fa?”. Domanda ingenua, si potrebbe obiettare, ma meglio valutare le domande dai frutti che producono. E qui il frutto fu notevole. Dopo aver riso di gusto, come sapeva ben fare, Contri rispose asciutto e compiaciuto: “Corretto!! Le mie sono osservazioni terra terra. La domanda è: perché non le facciano anche gli altri?”.

Terra terra come il pensiero sano, il pensiero guarito ed il pensiero di Cristo.

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