
Invito alla presentazione del libro: M. Cartabia, Custodi della democrazia
Invito alla presentazione e alla lettura del libro di Marta Cartabia
CUSTODI DELLA DEMOCRAZIA.
LA COSTITUZIONE, LE CORTI E I CONFINI DEL POLITICO
«La democrazia è la peggior forma di governo ad eccezione di tutte le altre forme di governo sperimentate nelle varie epoche»: la celebre frase pronunciata da Churchill in una seduta della Camera dei Comuni del Regno Unito vedrebbe oggi l’assenso di Marta Cartabia, eminente giurista italiana, già giudice costituzionale e prima donna Presidente della nostra Corte costituzionale. Tale Corte è il più giovane tra gli Organi costituzionali della nostra Repubblica: nata con la Costituzione (1948), celebra quest’anno il settantesimo anniversario dal suo insediamento e dalla sua prima sentenza (1956).
Il libro «Custodi della democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico» (Egea, gennaio 2026) sarà presentato da Marta Cartabia con Mario Calabresi e Marco Bardazzi al Centro Culturale di Milano, giovedì 12 febbraio alle ore 21. Qui il link all’evento:
Il Corriere della Sera del 22 gennaio scorso titola Nel nome della Costituzione la pagina con cui l’autrice presenta il libro: «La storia mostra che la democrazia è sempre esposta al rischio di degenerare e anche il nostro tempo non ne va esente, se è vero, come è vero, che siamo entrati in una fase di regressione democratica a livello mondiale».
Il volume, piuttosto conciso in paragone alla mole dei temi e delle discipline richiamate nella trattazione, non si rivolge affatto ai soli addetti ai lavori, con il pregio di coniugare riflessioni non comuni e dotti riferimenti a molti studiosi del diritto (cito tra gli altri Toqueville, Kelsen, Schmitt, e gli italiani Cappelletti, Bachelet, Onida e Cassese), con un linguaggio piano e non specialistico che consente al lettore mediamente colto di seguire con agio l’articolazione.
Cartabia ripercorre brevemente il lavoro della nostra Assemblea costituente, si sofferma sul tema della tensione tra rappresentanza e governabilità, illustra in modo chiaro e istruttivo le crisi recenti di non poche democrazie costituzionali (Polonia, Ungheria, ma anche Germania e Israele), per affidare agli ultimi capitoli (Superare la conflittualità e Addio alle armi) il suo messaggio: un costituzionalismo collaborativo orientato verso obiettivi che siano condivisi da ognuno dei soggetti presenti sulla scena politica italiana e internazionale. Il lettore troverà anche esemplificazioni davvero edificanti, quali sono il Viaggio nelle scuole e quello nelle carceri, iniziative che hanno impegnato la Corte costituzionale in questi ultimi anni e ancora troppo poco conosciute.
L’autrice sottolinea con forza come il diritto stia «nuovamente cedendo il passo all’uso della forza»: una preoccupazione condivisa dalla Società Amici del Pensiero, che quest’anno dedica il proprio Simposio al lavoro di civiltà già promosso da S. Freud e rilanciato da G.B. Contri.
Il problema è che tutto quel che riguarda il diritto ci lascia quasi sempre freddini, come lo stesso Contri usava dire. Converrà rileggere il suo saggio L’interesse di un profano amatore, pubblicato nell’edizione italiana de La formazione del pensiero giuridico moderno, ponderoso volume del filosofo del diritto Michel Villey (Jaca Book, 1986).
Propongo un nesso con un caso letterario che trovo pertinente: nell’ultimo decennio, Feltrinelli ha ripubblicato più volte il noto romanzo di Harper Lee Il buio oltre la siepe, non senza ragione. L’ho scorso tra ieri e oggi, preparando queste note: non ricordavo il passo in cui l’avvocato Atticus Finch domanda alla figlia di sei o sette anni, angosciata dalla maestra elementare che le aveva stoltamente proibito di leggere in compagnia del padre: «Tu sai che cos’è un compromesso? Un accordo raggiunto attraverso reciproche concessioni.» Definizione perfetta, oltre che spendibile ad ogni livello della vita individuale e civile. Mi piace pensare che l’autrice di quel romanzo abbia attinto dalle conversazioni con suo padre, avvocato della Corte legislativa dell’Alabama.
Glauco Maria Genga
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