A. Stille, É giusto parlare di genocidio in Ucraina? Ecco cosa vuol dire – La Repubblica

L’uso del termine genocidio da parte di Biden, scrive Alexander Stille su “La Repubblica” del 13 aprile 2022, rientra nella definizione di genocidio come stabilita dalla Convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite del 1948: “l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.

Nell’articolo del luglio 2021 Sull’unità storica di russi e ucraini, Putin ha sostanzialmente affermato che l’Ucraina non esisteva come nazione separata e che l’Ucraina faceva parte della Russia. 

“Viva la Polonia, perché se non ci fosse la Polonia non ci sarebbero i polacchi” scriveva Giacomo B, Contri, in un suo “Think!” del 14 novembre 2016, citando da Ubu re, del 1896, di Alfred Jarry: il popolo, la nazione, è un’istituzione, un artefatto giuridico, non una sostanza linguistica, né razziale, è una società, non una comunità. Dipende da una Costituzione.

Per parlare correttamente di genocidio nel caso della guerra della Russia all’Ucraina bisogna accedere a concetti giuridici.

Maria Delia Contri

di Alexander Stille – 13 Aprile 2022

Putin non riconosce l’esistenza della nazione, ma la considera soltanto una parte della Russia

La decisione del presidente Joe Biden di chiamare “genocidio” l’invasione russa dell’Ucraina può sembrare, a prima vista, un eccesso retorico. Quando pensiamo al genocidio vediamo immagini di Auschwitz e Buchenwald, con pile di cadaveri emaciati accatastati come legna e crematori che bruciavano i corpi. Ma in realtà, l’uso del termine genocidio da parte di Biden rientra nella definizione di genocidio come stabilita dalla Convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite del 1948. La definizione contiene due aspetti cruciali. Ci deve essere un “aspetto mentale”, che implica “l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. Il secondo aspetto è fisico: che può includere cose come “uccidere membri del gruppo”, “causare gravi danni fisici o mentali al gruppo” e “infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per provocarne la distruzione fisica nella sua totalità o in parte”.

Visto in questi termini, l’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin si inserisce perfettamente in questo quadro di definizione. Nel famoso articolo di Putin del luglio 2021, intitolato Sull’unità storica di russi e ucraini, ha sostanzialmente affermato che l’Ucraina non esisteva come nazione separata e che l’Ucraina faceva parte della Russia. La sua invasione sei settimane fa ha dimostrato che Putin prende alla lettera la non esistenza dell’Ucraina. Il fatto che la guerra di Putin abbia incontrato grandi difficoltà non deve distrarci dalla realtà che stiamo assistendo a un tentato genocidio: cioè un tentativo di distruzione di un popolo. Nonostante o forse a causa delle battute d’arresto militari del suo esercito, Putin ha intrapreso la più grande campagna di distruzione di massa che abbiamo visto in Europa dalla sconfitta del nazismo nel 1945. Abbiamo già assistito allo sfollamento di circa quattro milioni di rifugiati, al rapimento e al trasferimento di decine di migliaia (forse di più) nella parte orientale del Paese. Abbiamo visto prendere di mira e bombardare città e obiettivi civili, intere città rasate al suolo. E siamo solo all’inizio di quella che può essere una guerra lunga. […]

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