In natura il leone mangia l’agnello, quindi, umanizzandoli un po’, non potranno entrambi godere della vita, o l’uno o l’altro; così il virus, per sopravvivere deve insinuarsi nei corpi, impossessarsene a scapito dell’individuo; non vi è possibilità di conciliazione, l’uno ha il sopravvento, l’altro soccombe.
Ma se “in natura” tutto ciò avviene senza colpa, senza volontà, nell’uomo l’obbedienza a questa logica per il vivere sociale è colpevole, affatto innocente e la più stupida. Infatti il paradigma “naturale” “mors tua vita mea” è per l’uomo “un certo tipo di cultura” e ad una osservazione più attenta è anche aborrito da chi lo pratica: nessuno, o quasi nessuno, ammette, dichiarandolo, che il proprio modo di agire sia questo, più spesso l’intento viene ammantato da “intenzioni benefiche”.
Se, dunque, la logica, illeggittima perché nociva, del mio agire sociale, è quella naturale, “mors tua vita mea”, sarà un disastro, una guerra costante per la sopraffazione, o al massimo per bilanciare i sacrifici di sé che si possono accordare e i sacrifici da esigere dall’altro. Su questo terreno si va incontro ad una sconfitta certa: chi mai può vincere in guerra? Tutti avranno morti e macerie; mi torna in mente un detto di mia madre (in guerra cù vinci perdi e cù perdi straperdi).
Questo stile di vita viene dato, da chi lo pratica, per ineluttabile: è così.
Nella vita quotidiana lo stato di guerra porta il suo inevitabile carico di infelicità, tende ad assorbire energie tolte alla costruzione del vivere civile e pacifico, per tramutarle in violenza, un violenza non solamente fisica, dalla quale qualunque persona dovrebbe quasi automaticamente fuggire ed allontanarsi, una violenza strumento per la sottomissione, esercitata per affermare una supremazia, per negare all’altro ogni spazio vitale, soffocarlo, evitarlo, il rivale; una violenza nutrita dalla coercizione quotidiana, dal regime del fastidio, dall’intolleranza per il “rumore” fatto dall’altro, per le parole non dette, per uno sguardo incerto, per dichiarare, indirettamente o direttamente, che non c’è spazio per il prossimo. …
(segue)
| Scheda documento | |
| Nome file: | 200502SAP_MAC2 |
| Data documento: | 02/05/2020 |
| Titolo: | Ci vogliono due giusti per farne uno |
| Autore/i: | Maria Campana |
| Descrizione: | Contributo alla 8.a sessione del Simposio 2019/2020 |
| Organizzatore: | Società amici del pensiero |
| Sezione archivio: | Simposi/Contributi |
| Contesto: | Simposio 2019/2020 |
| Lemmi: | Forte/Debole, Guerra, Innocenza, Natura, Partnership, Pensiero, Scienza |
| Evento correlato | |
| Evento: | 8.a sessione del Simposio 2019/2020 |
| Luogo: | Videoconferenza |
| Data: | 02/05/2020 |
| Orario: | 9,30-13,00 |
| Accesso: | Riservato |
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