Tu l’a voulu Georeg Dandin! Te la sei voluta, Georegs Dandin!
Dopo aver passato il tempo a lamentarsi dei torti che la moglie gli infligge tradendolo senza alcun riguardo, il protagonista de Il marito confuso di Molière arriva finalmente alla verità. È sua la colpa delle umiliazioni che la moglie gli infligge. Per lei lui è solo marmaglia da disprezzare, poggiando su questo disprezzo l’idea del proprio potere.
Dandin era un contadino arricchito, ma per un pieno riconoscimento della sua ascesa sociale aveva voluto sposare Angelica, nobile decaduta, portandosi in casa una permanente istanza di discredito della propria facoltà di agire in vista di un profitto, senza ottenerne mai il riconoscimento che gli mancava.
Con Molière siamo in pieno XVII secolo, ma non basterà né l’illuminismo con i suoi ideali di libertà e uguaglianza, né la rivoluzione americana, né la rivoluzione francese, a far decadere l’idealizzazione della nobiltà, di una razza proprietaria per diritto divino, rispetto a cui non si può che restare dei parvenu, dei sottomessi..
In pieno ‘800 Alessandro Manzoni ci racconta di un secentesco Ludovico, figlio di un ricco mercante che per farsi cooptare tra i nobili deve nascondere la fonte della propria ricchezza nel lavoro. E Ludovico non saprà far altro che sfidare a duello, e uccidere, il nobile che lo disprezza come “vile mecanico”, perché la sua è una ricchezza che viene dal lavoro e non dalla nascita: “coi pari tuoi la dritta è sempre mia!”.
In pieno ‘900, dice Giovanni Macchia, Marcel Proust, ricco e colto, guarda alla nobiltà dalla guardiola della portineria, accettando a volte veri e propri atti offensivi da parte della duchessa di Guermantes che lo corteggia come intellettuale alla moda, ma non lo considera come uno della propria stessa razza.
Con Freud, e anche con Molière, quando “l’Io non è padrone in casa propria”, quando “l’Io si sente a disagio, incontra limiti al proprio potere nella sua stessa casa”, “La psicoanalisi (…) può alla fine dire all’Io: Nulla di estraneo è penetrato in te, ma una parte della tua vita psichica si è sottratta alla tua conoscenza e al dominio della tua volontà. Proprio per questo la tua difesa è così fiacca (…) La colpa, dobbiamo dire è tua. Hai sopravvalutato la tua potenza quando hai creduto di poter fare quel che volevi contro le tue pulsioni sessuali (in altri termini col tuo principio di piacere), e hai ritenuto che non fosse necessario avere alcun riguardo per i loro propositi”. …
(segue)
| Scheda documento | |
| Nome file: | 200627SAP_MDC3 |
| Data documento: | 10/07/2020 |
| Titolo: | Libertè, égalité, fraternité tra impotenza e prepotenza |
| Autore/i: | Mariella Contri |
| Descrizione: | Contributo alla 10.a sessione del Simposio 2019/2020 |
| Organizzatore: | Società amici del pensiero |
| Sezione archivio: | Simposi/Contributi |
| Contesto: | Simposio 2019/2020 |
| Lemmi: | Fraternità, Freud Sigmund, Impotenza, Innocenza, Libertà, Potere, Prepotenza, Uguaglianza |
| Evento correlato | |
| Evento: | 10.a sessione del Simposio 2019/2020 |
| Luogo: | Videoconferenza |
| Data: | 27/06/2020 |
| Orario: | 10,30-13,00 |
| Accesso: | Riservato |
Società Amici del Pensiero – Studium Cartello 2020
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